Uil, Bombardieri ter: il pragmatismo del dialogo contro i massimalismi. Ma la ricchezza va prima creata
La fumata bianca al congresso della UIL, che ha riconfermato Pierpaolo Bombardieri alla guida del sindacato, non è solo un fatto interno a una sigla dei corpi intermedi. È un segnale politico preciso per il Paese e per l’esecutivo. In una stagione socio-economica complessa, segnata dalle transizioni industriali e dalla tenuta del potere d’acquisto, la leadership di Bombardieri rappresenta un baricentro importante: quello di un sindacalismo che, pur fermo sulle proprie posizioni, rifiuta l’ideologia per muoversi su parametri di pura concretezza.
Da amministratori locali che vivono quotidianamente il polso dei territori produttivi ; come la nostra provincia cuneese, dove il lavoro si fa in silenzio nelle piccole imprese e nelle filiere manifatturiere , sappiamo bene che il sindacato non è un nemico dello sviluppo, ma un interlocutore essenziale per la coesione sociale. E la storia personale del Segretario parla proprio la lingua di quel pragmatismo che la buona politica dovrebbe sempre esigere.
Dalle radici difficili alla concretezza del negoziato
Nato a Reggio Calabria e formatosi a Messina, Bombardieri è un uomo del Sud che ha saputo scalare i vertici romani senza cedere alla tentazione del populismo urlato o della piazza fine a se stessa. Un percorso partito dai settori della ricerca e dell’università, che dimostra come la serietà e la moderazione nei toni paghino ancora.
Certamente, la sua impostazione è distante da una visione puramente liberale e centrata sulla totale deregolamentazione del mercato, ma gli va dato atto di aver sempre preferito la rigidità del tavolo negoziale agli slogan barricaderi.
Nel suo bilancio ci sono battaglie che uniscono il Paese, al di là degli schieramenti. Pensiamo alla centralità della sicurezza sul lavoro: la tutela della via nei cantieri e nelle fabbriche è un dovere etico e civile prima che economico (cfr. Campagna UIL “Zero Morti sul Lavoro”).
Tuttavia, sul fronte della flessibilità e dell’occupazione, la ricetta del sindacato sconta a tratti una rigidità che rischia di ingessare il sistema. Il lavoro si crea liberando le forze produttive dai lacci della burocrazia e rendendo i territori attrattivi per gli investimenti, un punto su cui la visione tradizionale dei corpi intermedi fa ancora fatica a modernizzarsi.
Il nodo del salario: il buon senso contro i decreti
Il punto di vera frizione con l’azione del Governo Meloni resta la definizione di “salario giusto” e il contrasto al lavoro povero. Dal palco del congresso, Bombardieri ha usato parole nette:
“I salari in Italia sono fermi da trent’anni, mentre l’inflazione divora le buste paga e i profitti delle grandi imprese continuano a crescere senza redistribuzione. Al Governo Meloni continuiamo a chiedere risposte che vadano oltre i bonus una tantum.”
(Cfr. Relazione Organizzativa UIL / Dichiarazioni alla stampa in Piazza del Popolo)
E ancora, criticando la natura temporanea delle misure fiscali dell’esecutivo:
“Il taglio del cuneo fiscale, pur positivo nell’immediato, rischia di essere un’operazione cosmetica se non diventa strutturale. Non si può fare politica economica a colpi di scadenze annuali.”
(Dichiarazioni ufficiali alle agenzie di stampa a margine dei tavoli a Palazzo Chigi)
Dal punto di vista di chi crede nel tessuto delle piccole e medie imprese, la risposta a Bombardieri è semplice: il salario non si alza per decreto statale. Il taglio del cuneo è stata una priorità necessaria per mettere ossigeno immediato nelle tasche delle famiglie; la vera sfida ora è renderlo strutturale attraverso riforme organiche della spesa pubblica.
Esiste però un punto di convergenza decisivo quando il Segretario afferma: “Noi difendiamo la contrattazione collettiva come strumento principale… serve valorizzare i contratti firmati dai sindacati maggiormente rappresentativi contro i contratti pirata” (Intervento UIL al CNEL). Questa è la via della sussidiarietà che ci convince: far decidere la dignità retributiva a chi il lavoro lo vive e lo genera (le parti sociali), e non a uno Stato centralista.
La sfida della produttività
Bombardieri ha concluso il seu intervento ricordando che “un salario è giusto quando permette a un giovane di non dover scegliere tra curarsi o pagare l’affitto” (Messaggio conclusivo all’Assemblea Nazionale dei Delegati).
Siamo d’accordo sul fine dell’equità sociale, ma dobbiamo esserlo anche sui mezzi: la dignità del lavoro si costruisce sostenendo chi rischia e assume, detassando i premi di produzione e potenziando il welfare aziendale. Auguri di buon lavoro al riconfermato Segretario, con la certezza che il confronto con le forze vive del Paese sarà serrato, ma sempre nel solco di una grande verità: per distribuire la ricchezza, prima, bisogna dare a chi lavora e fa impresa la libertà di crearla.
Luca Bertero
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