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Bikini: 80 anni e non li dimostra

Era il 5 luglio del ’46, giusto ottant ‘anni fa, quando  Louis Réard, sarto francese, lanciò il bikini, che prese il nome da un’isola dell’arcipelago di Marshall.

Un costume a due pezzi  (rispettivamente subligaculum, la parte inferiore, e strophium, quella superiore) in realtà era già utilizzato dalle donne romane del I-II secolo d.C.: era una tenuta sportiva ma non serviva  per nuotare, perché all’epoca si nuotava nudi, né per prendere il sole in spiaggia, pratica diventata abituale parecchi secoli dopo.

Il bikini, al contrario, serve eccome per nuotare: è “il” costume da bagno femminile a due pezzi, che lascia la pancia scoperta. Il pezzo superiore, simile a un reggiseno, copre il seno e una parte del busto o della schiena; il pezzo inferiore, invece, è simile a una mutanda che copre il pube, i genitali e una parte più o meno ampia dei glutei. Le dimensioni della parte superiore e/o inferiore possono variare in base ai modelli: si va da una copertura completa del seno, del bacino e dei glutei a modelli più “rivelatori” con un perizoma o tanga che espone i glutei e una parte superiore che copre solo le zone dei capezzoli.

Il battesimo del bikini nell’omonimo atollo,  dove gli Stati Uniti stavano conducendo esperimenti nucleari, non è casuale: Réard riteneva infatti che l’introduzione del nuovo costume avrebbe avuto effetti esplosivi e dirompenti, simili proprio a quelli di una bomba atomica.Il modello di Réard rifiniva il lavoro di Jacques Heim che, due mesi prima, aveva introdotto l’Atome (così chiamato a causa delle sue dimensioni ridotte), pubblicizzato come il costume da bagno più piccolo al mondo. Réard rese l’Atome ancora più piccolo, ma non riuscì inizialmente a trovare una modella che osasse indossarlo. Finì quindi per ingaggiare come modella Micheline Bernardini, spogliarellista del Casino de Paris.

Negli Stati Uniti il bikini non fu accolto favorevolmente e ci vollero quindici anni perché venisse accettato. Nel 1950 il nuovo costume fu criticato da Fred Cole, noto produttore statunitense di costumi da bagno. Nel 1951 i bikini furono proibiti al concorso per Miss Mondo. Per tutti gli anni cinquanta il bikini in spiaggia fu vietato in Italia, Spagna, Portogallo oltre che in diversi stati Usa e  nella costa atlantica della Francia:  qui per sdoganarlo ci volle Brigitte Bardot che, fattasi fotografare in bikini nel 1953 su una spiaggia di Cannes, rese popolare il costume in Costa Azzurra.

Nel 1958, il bikini di Brigitte Bardot nel film Piace a troppi cominciò a creare un mercato per il costume negli USA, e nel 1960 la canzone di Brian Hyland Itsy Bitsy Teenie Weenie Yellow Polka Dot Bikini diede l’avvio a una corsa all’acquisto del due pezzi. Nel 1963 il film Vacanze sulla spiaggia, con Annette Funicello e Frankie Avalon, fu il primo di una serie di film che resero il costume un’icona della cultura pop: bisogna però osservare che il costume a due pezzi della Funicello non era in realtà un bikini standard. Walt Disney in persona, infatti, aveva  chiesto per l’attrice una versione meno “scollacciata”. Nel 1964 la rivista Sports Illustrated pubblicò in copertina la foto di una modella in bikini, legittimando a tutti gli effetti il costume presso il grande pubblico statunitense. 

Dalla metà degli anni sessanta, grazie al cinema e alle riviste che cominciarono a pubblicare foto di famose attrici in bikini, il costume divenne popolare e cominciò a diffondersi in tutti i paesi occidentali.

Indumento dal sex appeal dirompente, proprio come prevedeva il suo creatore, il bikini, superato l’esame del buongusto, ha fatto la fortuna di tutti i film e i telefilm  in cui è “comparso”.

Alcune icone del bikini nel cinema sono Ursula Andress nei panni della Bond girl Honey Ryder in Agente 007 – Licenza di uccidere (1962), Raquel Welch eroina preistorica nel film Un milione di anni fa (One Million Years B.C.) del 1966, Phoebe Cates in Fuori di testa (Fast Times at Ridgemont High) del 1982, Carrie Fisher in Il ritorno dello Jedi del 1983, Jessica Simpson in Hazzard (Duke of Hazzard) del 2005, Kate Upton in Tutte contro lui – The Other Woman, del 2014, e Rebecca Ferguson in Mission: Impossible – Rogue Nation del 2015.

Una variante “fetish” del bikini molto amato nella letteratura fantasy è un completo in metallo, per assolvere (in teoria) la funzione di   armatura.

Trikini

Il termine è stato coniato nel 1967 per indicare un bikini abbinato a uno short, top o pareo. Oggi con trikini si indica un particolare tipo di bikini in cui i due pezzi (reggiseno e slip) sono congiunti nel lato anteriore da un lembo di stoffa più o meno ampio.

Stefano Marino

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