musica

Ineffable Jazz Quartet – Guiding Light

Ci sono traiettorie, nel mondo della musica, che disegnano iperboli infinite, giri e tracciati ricchi di emozioni e pathos, difficili da catalogare. Il jazz, musica impressa nell’antico rituale vivo dell’improvvisazione, è un sabba carico di sfaccettature, dove si mescolano ritmi e fisicità, ma anche melodia e stati d’animo. Ineffabile, aggettivo oltremodo elegante, è un ornamento virtuoso alla non-semplicità delle parole, spunto e punto di partenza della storia (sudata e travagliata) di un lavoro nato nel 2012 e che ha basato la sua voglia di nascita sulla volontà-guida dei suoi musicisti, che come degli antichi viaggiatori degni del miglior Odisseo, hanno portato a compimento il loro percorso umano, musicale e d’amicizia.

Guiding Light è un concetto di ri-partenza, sfiorato ma incisivo, compatto ma trasversale, aperto ma inclusivo. Un lavoro che basa le sue architetture sonore su hard bop e cool, ma che sa sapientemente, grazie all’esperienza del quartetto Grimaldi/Bedmar/Russo/De Paola, dipingere momenti musicali introduttivi in assoluta leggerezza (quasi chill e ambient) come In una Stanza, fino alla lettura intensa e fedele di Brigante Se More e Canto dei Sanfedisti. Qui si propongono standard della musica folk e popolare che portano con sé gli universi di Carlo D’Angiò, Musicanova, Eugenio Bennato, Peppe Barra e molti altri. Nelle ultime due tracce, in particolare, si svela un alto imprinting musicale che ricerca in maniera egregia la potenza del linguaggio trasformato in suono, risultando vero, vivo e mai anacronistico.

La caratteristica di Guiding Light è la non-linearità delle sue scelte di genere, discorso che si evince nelle tracce firmate come Idea Latina e Blues per TM. Con uno sguardo sudamericano e tagliente, il quartetto si muove con maestria tra free jazz e classico, affiancando il tutto a un meritevole tributo al blues.

Guiding Light ha il merito di mantenere vivo (dal lontano 2012) il suo spirito musicale, umano e tattile, perseguendo la luce non in modo empirico, bensì come faro e strumento che si compenetra nel filo logico del disco. Un lavoro discografico che non si áncora nei mari del jazz, ma fluttua in modo empatico e avvolgente nella vera espressività, sincerità e scelta che, come ricordava Italo Calvino, può essere salvifica se individuiamo chi ci indica la guida e siamo intenzionati a non far parte del quotidiano inferno.

Sergio Cimmino

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