Simone Faré: dalla spy story all’urban fantasy
Torna, per la terza volta, sulle nostre pagine l’autore milanese Simone Faré, colui che si definisce uno scrittore (più o meno) sul serio. Dopo alcune sue esperienze e un importante premio Mondadori vinto con un romanzo, Simone in ottobre pubblicherà il primo volume di una serie di romanzi di genere urban fantasy.
Ti sei fatto conoscere ai più come autore di spionaggio avendo vinto il Premio Altieri… con WitchCast sei passato all’urban fantasy: perché?
In realtà ho mosso i miei primi passi come scrittore nella fantascienza e, più in generale, nel fantastico. Sicuramente la spy-story mi ha dato molte soddisfazioni, ma mi è sempre piaciuto giocare anche con situazioni meno realistiche. È vero però che è la mia prima avventura propriamente nell’urban fantasy, ma mi ci ha trascinato dentro il mio fascino per le streghe, più che altro, che considero dei personaggi che è sempre difficile collocare in un genere o in un altro e proprio per questo le considero molto stimolanti da trattare.
Qual è il tuo rapporto con l’editore di Opera Narrativa e, parlando a grande respiro, con tutti gli editori?
Conosco Andrea Franco da tempo, anche se questa è la prima volta che collaboriamo assieme. Per imbarcami in un progetto così ampio come una serie di sei volumi c’era bisogno che me lo chiedesse qualcuno di cui mi fidassi, perché in prospettiva, anche adesso che sono cominciate le pubblicazioni, c’è ancora molto lavoro da fare e tempo da investire. Da parte sua in ritorno, ho trovato grande fiducia nei confronti dei contenuti visto che mi ha permesso di lavorare a delle idee che, anche se vicine a temi trattati da molta letteratura fantasy odierna, credo di aver gestito in maniera molto personale. Gli editori per me sono sempre un aspetto molto importante della filiera perché credo sia un lavoro complesso portare uno scritto a essere un oggetto libro e portarlo al pubblico. A parte il lavoro con Segretissimo, che ovviamente per il modo di uscire segue delle logiche proprie, ho avuto diverse esperienze con piccoli editori, a volte con molte interazioni a volte con meno, ma ho sempre visto ogni tipo di confronto necessario, anche per capire come evolvere i miei comportamenti di scrittore.
Da professionista del settore, qual è secondo te il futuro dell’editoria letteraria in Italia?
L’editoria letteraria sopravviverà, di questo sono certo 🙂 In realtà io lo vedo come un mondo in forte cambiamento. Alcuni di questi cambiamenti, magari, hanno provocato degli eccessi, quando sono arrivati, ma lentamente vediamo che vengono riassorbiti, altri hanno creato delle opportunità che forse dobbiamo capire ancora bene come sfruttare. Ovvio, non può piacere tutto quello che si pubblica e c’è un certo rumore di fondo di prodotti che prendono la ribalta e magari non sono completamente allineati con il mio gusto, ma al di sotto di questo ci sono delle realtà ancora bellissime e degli scrittori bravissimi. Quello di cui, come lettori, avremmo bisogno, sono degli strumenti più efficaci per individuarli. Di questo in effetti sento un po’ la mancanza.
Kenji Albani
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