interviste

Fiammetta Murino Rossi e la sacra fiamma della scrittura

Da qualche anno muove i suoi passi nell’editoria una scrittrice dal nome originale e il cognome… no (o quasi). Proveniente dalla provincia lombarda, Fiammetta si è aperta una sua nicchia di lettori che amano il genere storico e il giallo. Ecco come ha risposto alle domande de il Cappuccino.

Fiammetta, parlami della tua attività di scrittrice.

Dunque, la mia attività di scrittrice nasce ufficialmente dieci anni fa anche se, in realtà, la passione covava dalla primissima infanzia, e poi i fatti della vita mi hanno portato verso un’altra strada. Da quando ho ripreso la retta via, però, non c’è stato giorno in cui me ne sia pentita e questo nonostante la fatica, le delusioni, i rifiuti e il doversi mettere sempre in gioco. Diciamocelo, oggi lo scrittore non è più quello che siede di notte, magari al lume di candela, in una soffitta a scrivere fino a logorarsi le dita… oggi lo scrittore è anche una sorta di editor, di comunicatore, è il commerciale di sé stesso; ha una community con cui interagisce tutti i giorni e se è supportato da una bella casa editrice partecipa a eventi e fiere. In definitiva, scrivere è la parte più bella e anche quella più semplice. Il resto è durissimo ma può essere anche divertente. Anzi, lo è. Penso a tutte le persone che ho incontrato quando ho capito che se volevo intraprendere questo mestiere, era necessario uscire allo scoperto e metterci la faccia. A tal proposito ho comprato una carrettata di cerone e fondotinta! E sai una cosa? Tutto il mio lavoro sta dando frutto perché “L’Istitutrice di Birkhall Manor”, appena uscita per Morellini Editore, mi sta dando tante soddisfazioni! Quindi alla fine… tutto torna. 

Parlami della tua vita. Sei nata in Sudafrica, e…

Ah, sono nata a Roma. In Sud Africa ci ho passato l’infanzia e ci ho anche lasciato il cuore. Mai sofferto caldo o freddo. Poi arrivai a Roma in pieno gennaio e l’imprinting fu terribile: alberi secchi, cielo cupo e un freddo polare (ed eravamo a Roma!). Praticamente uno shock. E poi tantissime case una attaccata all’altra, senza giardino… mi sembrava di soffocare. Ho impiegato dieci anni ad adattarmi. Comunque, le cose hanno poi hanno preso una bella piega, gli studi, l’università, il lavoro a Milano (città che adoro!) poi la vita in provincia a dimensione di uomo e un lavoro appagante… insomma, What else? Direbbe qualcuno. La scrittura mi ha dato moltissimo, mi ha fatto conoscere un mondo lontanissimo da quello in cui avevo vissuto fino a quel momento, certo ho dovuto ricominciare daccapo, leggere come se non ci fosse un domani e studiare tantissimo perché mica ti puoi improvvisare! E allora sono andata a scuola con Franco Forte, Francesco Trento, Michele Renzullo, Diego di Dio… mica male, no? Ora tengo io dei corsi di scrittura creativa nelle scuole primarie e secondarie dove insegno tutto quello che ho imparato, e questo mi portano a leggere racconti irresistibili talvolta spassosi, altri crudi perché può capitare che i bambini preferiscano scrivere anziché parlare. Talvolta penso… chissà, magari tra loro si nasconde un futuro Umberto Eco o una Charlotte Brontë. E poi c’è il mio lavoro di editor con cui aiuto gli autori a migliorarsi e a indirizzarli verso la casa editrice giusta e poi, tocca a me! A fine anno scolastico riprendo in mano carta e penna e ricomincio a scrivere le mie storie. Direi che non mi annoio mai!

Parlami del tuo processo creativo. Come ti vengono in mente le idee da scrivere?

Le idee fioccano come pioggerella di primavera! È un continuo susseguirsi di immagini, pensieri, personaggi che usano la mia testa come un raduno di esaltati. Ogni idea viene trascritta su un taccuino, poi la lascio decantare qualche giorno. Se attecchisce nella mia testa e rimane fissa per un lungo periodo allora vuol dire che s’ha da fa. A quel punto faccio una macro-scaletta di massimo dieci punti su Cosa voglio raccontare e a Chi voglio raccontarlo (definire il pubblico è fondamentale). A quel punto inizio a scrivere e si salvi chi può!Ovviamente, dato che sono appassionata di romanzi/racconti storici, per prima cosa mi informo sul luogo e sul tempo in cui si muovono i miei personaggi. Per “L’Istitutrice di Birkhall Manor” ho passato ore in biblioteca e online a cercare quante più informazioni possibili dato che la storia è ambientata esattamente nella brughiera inglese del 1864. Per farti un esempio: in quel tempo il treno da Londra fermava molto prima del luogo dove si trova Birkhall Manor; quindi, mi sono dovuta ingegnare di conseguenza. La protagonista, Tiffany, poi, rischia di finire in manicomio dove stavano iniziando giusto in quel periodo a praticare l’elettroshock. L’Istitutrice che arriva per aiutare Tiffany negli studi è una donna che cita gli studi sulla nascente criminologia, e infatti si accorge presto che la sua alunna è reduce da un trauma di cui nessuno vuole parlare ma che rischia di farla impazzire. Insomma, ci vuol un bel lavoro di cesello per costruire l’ambiente circostante in modo da rendere credibili i personaggi e le situazioni. Quindi il consiglio che do a tutti gli autori è: informarsi bene sul tempo e sul luogo, fare una scaletta (massimo dieci punti), definire il tema che si vuole raccontare e poi via… verso l’infinito e oltre.

Kenji Albani

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