interviste

Gianfranco Dell’Omo: la vecchia scuola della televendita d’arte che resiste

Dipinti contemporanei, argenteria, gioielli. Tappeti.  E poi ancora orologi, dipinti dell’800, antiquariato cinese ed europeo. Tecnicamente sarebbe in pensione (dopo 45 anni di onorata attività). Vorrebbe anche lasciare ma…. c’è una parola d’onore data ad Aurora Arte, l’ultima avventura aziendale di Giacomo Chiossone, suo mentore e praticamente secondo padre. In Aurora Arte (canale 129 del DTT) Gianfranco Dell’Omo, telepresentatore di oggetti d’arte di lungo corso, milita sin dalla fondazione: braccio destro del Grande Capo e ora continuatore della sua opera, insieme alle nuove leve Sara Chiossone, figlia di Giacomo, e Christian Sidella. Ma qui ha anche la sua Itaca, che in realtà – nessun Ulisse è uguale a un altro – non ha più lo stesso nome di quando vi riapprodò. Dopo la partenza da Troia-Telemarket e il triennio “divertente” e un po’ bohemien a Elite Shopping (immaginate che Milano sia Ogigia e che Vincenzo Dalle Luche abbia le fattezze di Calipso, una Calipso da cui però forse Gianfranco non si sarebbe allontanato se non avesse avuto “qualche problema di salute“), il nostro eroe fece infatti ritorno a casa (atteso da ben due Penelopi, la moglie e Giacomo Chiossone), sbarcando in quel porto che all’epoca sulle mappe era segnato col nome di Antichità Chiossone. Antichità Chiossone nel 2016 divenne Aurora Arte. Chissà se, viaggiando da Milano a Casamassima, Gianfranco avrà dovuto affrontare il canto delle sirene? Di sicuro, nella verde Puglia adatta al pascolo (e anche ai cavalli) egli non trovò Proci da sfidare: l’ennesima garanzia a cui seppe tener fede il caro Giacomo. Parlare di Chiossone significa parlare della storia della televendita d’arte in Italia: con Corbelli fu la mente dell’intero movimento. E senza di lui l’imprenditore romagnolo non avrebbe potuto fondare Telemarket, la mitica “corazzata” che reclutava galleristi e venditori nelle aste per trasformarli in intrattenitori televisivi. Davanti alle telecamere di Telemarket nessuno era privo di mestiere, tutti erano già ampiamente formati; lì, piuttosto, si portava la propria capacità di essere personaggi o la voglia di fare i personaggi. Anche Gianfranco arrivò a Telemarket avendo alle spalle il suo bagaglio di esperienze pregresse (parliamo di un lungo apprendistato familiare nel settore dei dipinti). E quanto al personaggio? Confesso una mia adorazione per lui (da quando lo seguo, cioè dal 2004) quindi potrei apparire di parte: io lo trovo coinvolgente, seguibile, simpatico nel più puro stile albertosordiano. Anche duro, inflessibile, intransigente, quando serve (se serve); ma certo tutto si può dire di lui tranne che abbia un brutto carattere. Dove le mettiamo, anzi, quell’apertura mentale e quella varietà di interessi che fanno di lui un eterno ragazzo? La gioventù è una qualità dell’anima che lo sport può allenare. Direi che è proprio il caso di Gianfranco, che è anche un campione di tennistavolo.

Gianfranco, nel tuo mestiere tu sei quello che si può definire un “figlio d’arte”, vero?

Esattamente. Mio nonno prima e mio padre facevano le vendite all’asta al pubblico e praticamente sin da bambino ho respirato il mondo dell’arte…

Se non avessi seguito l’esempio di tuo padre e di tuo nonno cosa ti sarebbe piaciuto fare nella vita? Magari l’atleta professionista?

In realtà il mio desiderio era diventare architetto. Non nego che mi sarebbe piaciuto fare progetti edili importantI.

Da ragazzo assomigliavi vagamente al giovane Panatta. Era lui il tuo idolo (o uno dei tuoi idoli)?

Ti ringrazio per attribuirmi la somiglianza con Panatta ma non ce la vedo molto…Tifavo ovviamente per lui ma era Sandro Mazzola il mio idolo sportivo (Gianfranco è un grande tifoso dell’Inter, ndr). In buona compagnia con Pelé.

Quarantacinque anni di carriera da televenditore d’arte e una carriera parallela, altrettanto lunga e interessante, da pongista. A quali medaglie sei più legato?

Certo. Quarantacinque anni di televendite e ben 55 di tennistavolo… Le medaglie più importanti? Potrei dirti due titoli italiani di doppio vinti a distanza di 25 anni l’uno dall’altro (1999-2024)… E poi un prestigioso torneo nazionale a Brescia che vinsi nel 1983…

Romano de Roma, toscano d’adozione, pugliese “per amore”:  in un tuo ideale “triangolo geografico del cuore” i vertici potrebbero essere costituiti da Roma, Livorno (che si lega ai tuoi esordi lavorativi, se non erro)  e Casamassima (ma sono più che sicuro di dimenticare qualche altra città importante per te, per esempio Napoli). Ci fai una pennellata “di pratelliana memoria” di questi tre luoghi?

Be’ che dire? Roma è dove sono nato e rimarrà sempre nel mio cuore anche se oggi la trovo  quasi invivibile… Livorno in realtà è una  breve parentesi della mia vita toscana datata 1984… Casamassima paesello collinare piccolo, abbastanza tranquillo: è qui che ho costruito la mia famiglia e la mia carriera televisiva.

La televendita è una liturgia (commerciale) che si basa su regole precise. La severitas di Gianfranco viene fuori soprattutto quando ci si approccia a tale liturgia senza l’adeguato rispetto. Sulla televendita le sue idee sono molto chiare: non è una vetrina per sciocchezze; il valore commerciale di un’opera è strettamente commisurato al suo valore artistico; nelle aste come in tv  ci si dovrebbe accostare a una vendita d’arte con l’entusiasmo e la convinzione del collezionista. Ma comincia a scarseggiare il pubblico, ecco il problema… Un problema che però Alessandro Orlando, altro big della televendita, sostanzialmente nega: “La gente compra il venditore, non la merce”. Gianfranco la pensa all’opposto: gli spettatori andrebbero formati (“educati”), ma questo non è certamente compito del televenditore.

Gianluca Vivacqua

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Un pensiero su “Gianfranco Dell’Omo: la vecchia scuola della televendita d’arte che resiste

  • Un articolo davvero bello e meritato. Conosco Gianfranco Dell’Omo dal lontano 1986 e, leggendo queste righe, ho ritrovato tanti aspetti della persona che ho avuto modo di conoscere in tutti questi anni: la passione per il suo lavoro, la professionalità, la competenza e soprattutto la sua grande umanità.
    Complimenti a Gianfranco e complimenti all’autore per aver saputo raccontare così bene una persona e una storia

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