Cime tempestose
“Cime tempestose” è la tras-pozione della regista e sceneggiatrice Ermerald Fennel, anche coproduttrice – questa volta, che riesce doppiamente a “porre” il pubblico e la critica nella terra dell’approvazione, del consenso e degli applausi ma anche “oltre” con stroncature e aspettative dis-attese.
Pubblico e critica non hanno considerato la vera intenzione della Fennel che appare immediatamente nella scelta del titolo tra virgolette, la sua opera è dichiaratamente una citazione di Wuthering Heights (titolo originale) di Emily Brontë.
La regista britannica dichiara di aver voluto scrivere e girare il film sul ricordo di una lettura passata.
La sua è una precisa scelta estetica, Ermerald Fennel onora la materia cinematografica ri-portandola alla simmetria con il sogno, con le sue proprie immagini evocate da una lettura lontana. Fa emergere le sue suggestioni, le visioni, sceglie il cast cercando i volti e i corpi che aveva immaginato.
In “Cime tempestose” la regista che scrive riporta un ruolo importante e inusuale che è quello proprio del lettore o meglio, dell’attività intellettuale di coloro impegnati nel processo di lettura: l’immaginazione libera di provenienza dal proprio inconscio ed esperienza.
La lettura della Fennel non è solo mera interpretazione cinematografica di un’opera letteraria ma diventa parte di una procedura antecedente fatta ancor prima di sapere che sarebbe stata poi al servizio del Cinema, di una regia, di una sceneggiatura e di una interpretazione attorale.
È stata duramente criticata la scelta degli attori e delle nazionalità dei personaggi diverse da quelle del romanzo.
Margot Robbie, nel ruolo di Catherine, pure se bionda con gli occhi azzuri e bella, è troppo vecchia per il giovane Heathcliff, interpretato da Jacob Elordi.
E perché è Shazad Latif, attore britannico, che conserva il colore e i tratti della sua origine pakistane, a interpretare Edgar Linton, il ricchissimo marito di Catherine?
E, perché Isabella è “la protetta” di Edgar?
E, ancora, perché Nelly, interpretata da Hong Chau, ha quelle caratteristiche così orientali?
Semplicemente perché nella immaginazione-raffigurazione delle precedente e lontana lettura mentale ed emotiva i personaggi diventano di Ermerald Fennel ed è così che ‘nascono’.
Anche gli abiti, sontuosi principeschi e tanto ricchi, di Catherine non sono come quelli dell’epoca della Brontë, così come alcuni elementi architettonici – ad esempio, ma del romanzo resta lo schema narrativo semplice, costruito su tematiche regolari, aderenti anche ad un immaginario collettivo attuale: la ragazza povera seduce l’uomo ricco, attraverso la sua bellezza e la purezza della sua splendida grazia.
È così che lui si innamora di lei che poi sposerà per sottrarsi dalle sorti della miseria.
E, come tradizione, Catherine, la lei in questione, è segretamente innamorata di un altro, ovviamente anche lui innamorato di lei ma nessuno dei due ha avuto il coraggio di dichiararsi all’altro. Ma del Romanticismo il film ne conserva l’attesa amorosa e quell’amore ostacolato che cresce esplodendo in una distruttività trascendente.
La tradizione di thanatos e eros in “Cime tempestose” è forte, travolgente, impetuosa. L’amore tra Catherine e Heathcliff cresce ardentemente per esplodere poi nel momento più alto che si manifesta con la morte.
Lo stesso tema viene anticipato nel dialogo tra Isabella ed Edgar, all’inizio del film, quando compaiono per la prima volta, e la giovane e imbranata ragazza cita Romeo e Giulietta. I due innamorati shakespeariani rappresentano ciò che avverrà dopo a Catherine e a Heathcliff.
La regista aggiunge una nota poetica e soavemente dolce che si esplicita chiaramente alla fine del film in una sequenza articolata che quasi descrive come un resoconto, l’amore che lega, e che ha legato, i protagonisti fin dalla loro tenera fanciullezza con gesti e azioni (anche) coraggiose.
L’amore e la passione travolgente tra Catherine e Heathcliff è rappresentato nel film con un certo paradossale candore pudico al pubblico, scelta che trasgredisce e rompe i canoni visivi dei molti corpi, specie quello delle donne, che vengono svelati interamente e senza pudore.
La Fennel con grande maestria registica insieme alla indiscussa bravura degli attori Margot Robbie e Jacob Elordi portano la loro interpretazione dell’amore sul grande schermo, anche quello espresso fisicamente con la passione, con sommo talento, lontano da qualunque grossolana volgarità o morbosità.
Anche la gelosia tra le donne viene rivelata con altissima maestria registica conservando una chiarezza tra i dialoghi con insinuazioni a volte chiare e taglienti altre mascherate da consigli generosi. Altissima è anche la capacità delle attrici che attraverso lo sguardo e un sapiente controllo della maschera sono capaci di dialogare senza la parola.
Il primo scontro avverrà tra Catherine, all’inizio del film, quando parlerà con Nelly del suo amore per Heathcliff. In quella scena Catherine pare rimproverare Nelly per non comprendere quanto le racconta e, quando si senta incompresa da lei, accusandola di non aver mai amato e, soprattutto, di non essere stata amata. Nelly non risponde. Tace. Guarda Catherine. E nasce la gelosia e immediatamente si vendica.
Della sua vendetta Catherine ne verrà a conoscenza solo dopo e anche lei vorrà vendicarsi ma la sua stessa vendetta verrà spezzata da suo marito che proprio attraverso Nelly anche lui si andrà a vendicare.
Dall’amore nasce la gelosia, dalla gelosia la vendetta. Questo triangolo di sentimenti che infiammano gli animi dei protagonisti diventerà una ruota dentata capace di distruggerli tutti.
È così che l’amore attraverserà ogni suo passaggio sino alla morte.
Claudia Dell’Era
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