Addio Mazzola: il ricordo di Oliva, D’Avanzo e Sambuca
Si è spento il 19 settembre Sandro Mazzola. Il centrocampista bandiera dell’Inter, classe ’42, era figlio d’arte: suo padre Valentino, fuoriclasse, morto nella sciagura di Superga il 4 maggio ’49, faceva parte del grande Torino.
Aveva anche un fratello, Ferruccio (m. nel 2013), giocatore dell’Inter ma anche della Fiorentina, della Lazio, del Venezia, del Lecco. Sandro, invece, in tutta la carriera vestì solo e soltanto la maglia nerazzurra, e con essa vinse in Italia, in Europa e nel mondo.
Era un dribblatoe implacabile. Helenio Herrera, il mago argentino dell’Inter, lo trasformò da mezz’ala, ruolo in cui giocava originariamente, in attaccante centrale.
Il ricordo di Patrizio Oliva, indimenticato re del ring napoletano, campione olimpico e mondiale. ”Ricordare Mazzol significa ricordare non soltanto un grande campione, ma una parte importante della storia dello sport italiano. Sandro apparteneva a quella generazione di calciatori che in campo mettevano talento, intelligenza, eleganza e coraggio. Ma ciò che rimane davvero, oltre ai gol, alle vittorie e alle imprese, è la persona. Sandro, con la sua storia e con il suo modo di essere, ha rappresentato un esempio di sport vissuto con passione e dignità. Era figlio di Valentino Mazzola, un nome che appartiene alla leggenda del calcio italiano. Portare un cognome così importante avrebbe potuto essere un peso enorme. Sandro invece seppe costruire la propria strada, diventando semplicemente Sandro Mazzola, un campione con una sua identità, una sua personalità e una sua storia. Da uomo di sport quale sono, ho sempre avuto grande rispetto per chi ha conosciuto il sacrificio, la responsabilità e la pressione che accompagnano una carriera ai massimi livelli. Perché dietro ogni grande campione ci sono rinunce, momenti difficili, paure e responsabilità che il pubblico spesso non vede. Quando se ne va un campione, non scompare la sua storia. Rimane nei ricordi di chi lo ha visto giocare, nei racconti di chi lo ha conosciuto e nelle generazioni che continueranno a parlare delle sue imprese. Il tempo passa ma i campioni restano e Sandro Mazzola resterà nella storia e nei cuori degli sportivi italiani.”
Mazzola, dicevamo, con l’Inter ha vinto tanto: nello specifico 4 scudetti due Coppe dei Campioni due Coppe dei Campioni ed altrettante Intercontinentale.
A livello individuale ha vinto due vote il titolo di miglior marcatore: nel campionato di serie A 1964/65 (17 reti, ex equo con Alberto Orlandi) e in Coppa Campioni 63/64, 7 reti il suo bottino personale.
Si è tolto delle soddisfazioni anche con la maglia azzurra: campione d‘Europa nel ‘68 (il primo titolo europeo dell’Italia arrivò dopo una finale con la Jugoslavia giocata due volte all’ “Olimpico” di Roma), e vicecampione del mondo nel ’70.
Altri record individuali sono rappresentati dai seguenti titoli
- Unico giocatore italiano e unico giocatore di una squadra italiana, ad aver segnato in due diverse finali di Coppa Campioni/Champions League (nel 1964 e nel 1967)
- Unico calciatore interista a vincere la classifica dei marcatori in Coppa Campioni (7 reti nella stagione 1963-64);
- Marcatore più veloce nella storia del derby di Milano: 13″ (Milan-Inter 1-1, 24 febbraio 1963);
- Miglior marcatore interista e italiano nella Coppa Intercontinentale: 3 reti (1964 e 1965).
La vita di Mazzola dopo il ritiro
- Ha svolto mansioni dirigenziali, dapprima all’Inter (come consigliere delegato dal 1977 al 1984) e successivamente al Genoa.
- Con l’arrivo di Massimo Moratti in nerazzurro tornò a far parte della società meneghina, lavorando come direttore sportivo e responsabile di mercato. Dal 2000 al 2003 entrò invece nei quadri dirigenziali del Torino.
- Ha poi svolto il ruolo di commentatore tecnico e opinionista per Rai Sport, comparendo in varie trasmissioni. Affiancò Bruno Pizzul nel commento tecnico delle partite della nazionale italiana al campionato del mondo 1990, contraddistinguendosi per sobrietà e raffinatezza, dando di fatto inizio alla figura del commento tecnico durante le partite di calcio. Affiancò inoltre Luigi Colombo a Telemontecarlo nel 1982 e Marco Civoli alla Rai nel 2006, ancora in veste di commentatore tecnico per le finali mondiali vinte dall’Italia.
Katia D’Avanzo procuratrice sportiva tifosa del Milan non lesina le lodi al compianto campione
“Oltre la leggenda, l’uomo. Con la scomparsa di Sandro Mazzola, il calcio italiano perde non solo una delle sue bandiere più gloriose, ma un esempio raro di dignità e spessore umano. Cresciuto all’ombra di un destino immenso e doloroso, quel papà Valentino perduto a Superga,,.”
Rossella Sambuca giornalista sportiva napoletana ricorda il fuoriclasse nerazzurro:
“Sandro Mazzola ha saputo trasformare l’eredità di un nome pesante in un cammino di straordinaria umiltà, lealtà e gentilezza. Prima ancora dei dribbling e dei trofei con la Grande Inter, di lui resteranno l’eleganza nei modi, l’onestà intellettuale e quel sorriso garbato con cui ha attraversato epoche e generazioni. Un fuoriclasse sul campo, un signore nella vita. Buon viaggio.
Con la scomparsa di Sandro Mazzola il calcio italiano non piange soltanto un fuoriclasse irripetibile, ma perde anche un pezzo monumentale della propria anima. Simbolo eterno di un’Inter a cui ha legato la sua intera vita da atleta, Mazzola ha saputo trasformare l’eredità pesante di un cognome leggendario — quello del padre Valentino, mito di Superga — in un’epopea personalissima, fiera e vincente. Il “baffo” tra i più celebri del nostro sport si è spento lasciando il ricordo nitido di un’eleganza d’altri tempi, capace di incantare sul prato di San Siro e di spiegare il gioco con garbata competenza dietro ai microfoni della RAI. Se ne è andato un campione d’Europa e un vicecampione del mondo, ma soprattutto un uomo buono che, fino all’ultimo, ha dato tutto se stesso per i colori che amava.
Sandro Mazzola è stato la storia dell’Inter, una bandiera capace di sventolare per diciassette stagioni consecutive in prima squadra. Dalle storiche doppiette europee contro il Real Madrid alla centralità nella leggendaria Grande Inter di Helenio Herrera, ha nobilitato il ruolo del numero 10 moderno abbinando una tecnica sopraffina a uno straordinario spirito di sacrificio. Il popolo nerazzurro piange il suo eterno capitano, ma lo fa con la consapevolezza che il suo mito continuerà a brillare per sempre nel firmamento di San Siro.“
Stefano Marino
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