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Iran, l’ora della Terza Guerra del Golfo

Era il 28 febbraio 2026 quando gli Stati Uniti e Israele hanno aggredito l’Iran. Di fatto, gli accordi sul nucleare iraniano si erano impantanati e ciò ha favorito un aggressione militare da parte degli americani, anche se a quanto pare ciò potrebbe essere avvenuto dietro le pressioni di Israele. Nonostante Donald Trump, in campagna elettorale, avesse affermato che l’America e gli americani sarebbero venuti prima (“America first”), sta facendo tutto il contrario. Solo nei primi sei giorni dall’inizio del conflitto, gli Stati Uniti hanno speso più di 11 miliardi di dollari, raddoppiati dopo altri 11 giorni, raggiungendo i 22 miliardi e mezzo. Secondo le stime del Pentagono, infatti, l’esercito statunitense avrebbe “investito” oltre un miliardo al giorno. A peggiorare il rammarico dei cittadini c’è anche la tragica notizia che ben 13 soldati hanno perso la vita, rendendo ancora più amare le promesse elettorali.

Se già questa aggressione militare, non guerra perché Trump non ha chiesto il permesso al Congresso, è completamente illegale per il diritto internazionale, il bombardamento di una scuola iraniana ha peggiorato la pressione che il Tycoon ha sulle spalle. In particolare, a meno di 6 mesi dalle Midterm Election, con le quali si capirà la maggioranza del Congresso, gli americani hanno ucciso 168 persone, di cui 100 bambine. Come ha dichiarato Erika Guevara Rosas, alta direttrice delle campagne e delle ricerche di Amnesty International: “Le scuole dovrebbero essere luoghi sicuri e di apprendimento. Quella di Minab, invece, è diventata la sede di un massacro. Le autorità statunitensi avrebbero potuto e dovuto sapere che si trattava di un edificio scolastico. Colpire obiettivi civili protetti, come una scuola, è strettamente vietato dal diritto internazionale umanitario”. Nello specifico, tra le possibilità, c’è anche quella che gli americani abbiano usato vecchi dati, dove la scuola era ancora registrata come struttura del Corpo dei Pasdaran. Tuttavia, erano già dieci anni che l’edificio era diventato una scuola, anche se circondato da edifici ancora adibiti all’utilizzo strategico e militare. Questa volta non è servito l’intervento di Julian Assange e di WikiLeaks a scoprire che gli americani avevano violato i diritti umani. Infatti, in un video che ha ormai fatto il giro della rete, si può vedere quello che molto probabilmente è un missile Tomahawk a colpire la scuola.

Come se ciò non bastasse, il Presidente sta perdendo punti anche in casa Maga, con diversi influencer ed esponenti che si sono dichiarati apertamente contro la guerra. Anche i giornali americani non dipingono l’aggressione positivamente, con titoli che la dipingono come una sconfitta per gli americani. In particolare, il 12 marzo il Washington Post ha pubblicato un sondaggio che chiedeva a 1000 cittadini cosa ne pensassero dell’attacco: il 42% supporta l’aggressione, il 40% è contro, mentre il 17% non sa bene cosa pensare. Inoltre, e forse è il caso più emblematico, Tucker Carlson si è schierato contro Trump, definendo l’attacco “disgustoso e malvagio”.

L’aggressione è stata giustificata dal Governo americano con il pretesto della difesa preventiva poiché l’Iran sarebbe stato pronto ad attaccare gli Stati Uniti, anche con missili balistici, oltre alla “certezza” che fossero sul punto di sviluppare l’atomica. Tuttavia, come riporta Skytg24, durante un’interrogazione in Senato Tulsi Gabbard, alla guida dell’intelligence americana, è stata sorpresa a tralasciare che l’Iran non ha più provato ad arricchire uranio dall’operazione dello scorso giugno.

La risposta dell’Iran

Il gigante del Medio Oriente ha perso la sua guida religiosa, Ali Khamenei, sotto i bombardamenti iniziati il 28 febbraio. Dopo più di 37 anni al potere l’Ayatollah non ha avuto scampo, costringendo così l’Assemblea degli Esperti a trovare un successore. Secondo quanto

riporta il New York Times, l’Assemblea era divisa tra due fazioni: quella che spingeva per la successione dinastica e quella contraria per la mancanza dell’adeguata preparazione teologica. Tuttavia, dopo che i comandanti delle Guardie Rivoluzionarie hanno minacciato gli Esperti contrari, la votazione ha decretato che Mojtaba Khamenei era il degno successore. Ciononostante, ci sono ancora molti dubbi che lo riguardano, soprattutto per le sue condizioni di salute. Infatti, secondo il giornale tedesco ND, il nuovo Ayatollah potrebbe essere in coma farmacologico indotto, dopo che ha sofferto di un’ipossia per essere rimasto sepolto tra le macerie. Delle sue reali condizioni, però, non si sa nulla, l’unica cosa certa è che da quando è stato eletto come nuova guida spirituale non ha ancora fatto un’apparizione pubblica.

L’Iran ha iniziato a bombardare Israele e le varie basi americane che lo circondano, arrivando ad attaccare anche Cipro. in particolare, è stata colpita una base inglese che, dopo le pressioni di Donald Trump su Keir Starmer, che veniva usata dagli americani. La reazione del Tycoon sull’indecisione del Primo Ministro inglese non si è fatta attendere, sottolineando che una cosa del genere non era mai successo prima e che i due Paesi sono sempre andati d’accordo, generando così tensioni anche all’interno di una delle alleanze che ha caratterizzato più di un secolo di storia, oltre ad amplificare quelle già presenti all’interno della Nato. Fortunatamente però, nonostante il Trattato sull’Unione Europea (TUE), l’Europa non si è ancora fatta coinvolgere attivamente, anche se si è schierata dalla parte degli Stati Uniti.

Il blocco dello stretto di Hormuz

I Paesi dell’UE, benché non siano direttamente coinvolti, ne sentono comunque gli effetti. Basti pensare all’aumento del costo del petrolio superando di gran lunga i 100 dollari al barile. Questa è anche una conseguenza della decisione dell’Iran di chiudere lo stretto di Hormuz, che è fondamentale per il passaggio del greggio dal Medio Oriente a gran parte del mondo. Infatti, per la sua posizione strategica, i Pasdaran hanno deciso di bloccarne la circolazione, minandone anche il corso. Gli americani, nonostante spingano affinché le navi passino comunque, non sono riusciti a impedirlo, dovendo così firmare una deroga per permettere ai Paesi occidentali di acquistare petrolio russo. Ciò non succedeva dall’invasione all’Ucraina e dalle successive sanzioni imposte sotto la pressione di Washington.
L’oro nero non è stato l’unico problema per l’Europa, visto che molti dei suoi cittadini e studenti si trovavano a Dubai mentre veniva bombardata dall’Iran. Infatti, oltre 190 studenti italiani si sono ritrovati in pieno conflitto mentre partecipavano a “Ambasciatori del futuro” dell’associazione World Student Connection. I giovani sarebbero dovuti tornare il 1° marzo, ma per via dei bombardamenti sono arrivati all’areoporto di Malpensa solo il 3 grazie a un’operazione d’emergenza della Farnesina.

Matteo Boschetti

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