Inquinamento di serie A e di serie B: l’inerzia istituzionale sul degrado delle nostre strade
L’Europa approva direttive sempre più severe per tagliare le emissioni dei veicoli e accelerare sulla transizione ecologica. Eppure, basta percorrere pochi chilometri lungo le nostre arterie viarie — a partire dalla Tangenziale di Torino e dai collegamenti con la nostra provincia — per scontrarsi con una profonda ipocrisia. Se il fumo di uno scarico auto è costantemente nel mirino delle istituzioni, le distese di plastica, eternit ed elettrodomestici scaricati a bordo strada sembrano godere di una surreale tolleranza.
Lo diciamo con chiarezza: non possono esistere cittadini di serie A e di serie B, e allo stesso modo non può esistere un inquinamento di serie A e uno di serie B. Il degrado lungo le strade non è un mero problema estetico, ma una bomba ad orologeria per la salute pubblica. Quel rifiuto abbandonato si degrada, rilascia sostanze tossiche nel terreno, contamina le falde acquifere e la catena alimentare. In parole povere: la spazzatura che buttiamo ai bordi della strada finisce direttamente nel piatto che mangiamo.
Il confronto europeo: le leggi e la loro reale attuazione
Tutti i principali Paesi europei condividono le medesime direttive UE sui rifiuti e sulla tutela penale dell’ambiente. Tuttavia, la differenza risiede nella capacità degli Stati di far rispettare le regole sul campo:
• Francia: Prevede sanzioni fisse immediate (135€) fino a 15.000€ e il sequestro del mezzo. L’attuazione si basa su verbali rapidi (amende forfaitaire) e sulla videosorveglianza attiva gestita dalla Polizia Municipale anche a distanza via targa, garantendo un’elevata efficacia e una deterrenza immediata.
• Germania: Contempla multe da 10€ a 250€ per i piccoli rifiuti e fino a 50.000€ per le discariche abusive. Il sistema si fonda su controlli stringenti dei Länder e sul presidio costante della Polizia Ambientale (Ordnungsamt), garantendo un’applicazione rigorosa delle sanzioni.
• Spagna: Prevede sanzioni fino a 2.000€ per il littering e fino a 100.000€ per le infrazioni gravi. La gestione è delegata agli Ayuntamientos con tolleranza zero e multe da record nelle zone protette, sulle spiagge e nei parchi naturali.
• Italia: Prevede il reato penale per privati e imprese (con sanzioni fino a 10.000€ e arresto per i casi più gravi). Tuttavia, il sistema resta incastrato nella burocrazia della privacy e nel rimpallo di competenze, traducendosi in leggi rigide sulla carta ma con un’applicazione minima per mancanza di controlli automatici.
Come si nota, l’Italia non difetta di severità nelle leggi — l’abbandono di rifiuti da parte di privati è stato recentemente trasformato in reato penale — ma fallisce miseramente nella fase attuativa, bloccata da cavilli procedurali che negli altri Paesi europei sono già stati superati.
Un modello di lassismo che si ripete
Purtroppo, la gestione dell’abbandono dei rifiuti riflette un’inerzia istituzionale ormai sistemica, la stessa che i cittadini vedono ogni giorno su altri fronti della sicurezza e del decoro. È lo stesso atteggiamento arrendevole che si registra di fronte al fenomeno dilagante delle borseggiatrici pluri-recidive nelle metropolitane e nelle stazioni, spesso lasciate agire nell’impunità a causa di cavilli burocratici o sviste normative, o di fronte all’occupazione abusiva di immobili e all’esasperazione dei commercianti per il micro-crimine di strada.
Si assiste a un’amministrazione che applica la massima rigidità verso il cittadino comune per un cavillo formale, ma si scopre del tutto impotente e rassegnata di fronte all’illegalità conclamata, sia che si tratti di un portafoglio rubato sul treno, sia di un furgone che scarica veleni al ciglio della strada.
La ragnatela burocratica che paralizza l’Italia
Mentre Francia e Germania sanzionano i trasgressori con velocità ed efficacia, in Italia la risposta sul campo si infrange contro un muro burocratico:
• Il paradosso della privacy: Il Garante e le norme GDPR impongono in Italia di segnalare le fototrappole con cartelli ben visibili. Il risultato? Chi scarica abusivamente si sposta semplicemente duecento metri più in là, e se manca il cartello la multa viene annullata dal giudice.
• Il rimpallo delle competenze: Le tangenziali e le loro complanari sono una “terra di nessuno” divisa tra Anas, concessionarie autostradali, Città Metropolitane e piccoli Comuni, innescando un eterno palleggio su chi debba pagare le bonifiche.
• Il racket dello svuota-cantine: La maggior parte delle grandi discariche non è opera del singolo incivile, ma di un vero e proprio mercato abusivo dello smaltimento “in nero”, che scommette sull’assenza di controlli notturni.
La proposta politica: certezza della pena e tecnologia per la sicurezza
Per ripristinare il decoro e la legalità servono scelte chiare ed esecutive. Serve un cambio di passo operativo urgente:
1) Accertamento remoto stile Autovelox: Superare i cavilli della privacy per i reati ambientali, introducendo la notifica automatica del reato al proprietario del veicolo ripreso dalle telecamere ad alta definizione, senza l’obbligo di pre-segnalazione.
2) Confisca immediata del mezzo: Sequestrare i furgoni utilizzati per trasformare le strade in discariche, azzerando il profitto delle ditte abusive.
3) Un Fondo Unico Autofinanziato: Destinare il 100% dei ricavati delle sanzioni e dalla vendita dei mezzi confiscati a un fondo vincolato per finanziare la bonifica immediata dei territori e l’acquisto di nuovi impianti di videosorveglianza.
Se uno strumento tecnologico può identificare una targa per sanzionare chi accede in una ZTL con un motore Euro 3, lo stesso identico rigore deve essere applicato per tutelare la sicurezza dei cittadini e fermare chi avvelena la terra in cui viviamo.
Luca Bertero
Leggi anche al link https://madmagz.app/viewer/6a68ea4578c41e00139daaa2
