economia

Lo Stato Imprenditore: Visione Strategica o Eterna “Croce Rossa”?

Negli ultimi decenni, il dibattito economico italiano è stato segnato dal ritorno prepotente dello Stato nell’arena produttiva. Tramite l’azione di Cassa Depositi e Prestiti (CDP) o l’esercizio del Golden Power, il ruolo del pubblico è radicalmente mutato: non più solo arbitro incaricato di far rispettare le regole, ma giocatore attivo in campo. Tuttavia, osservando le dinamiche che muovono i palazzi romani, sorge un dubbio che chi vive il mondo dell’impresa non può ignorare: lo Stato italiano sta giocando in attacco con una visione industriale lungimirante, o si limita a stare in porta per parare i colpi delle crisi aziendali?

L’approccio “Croce Rossa”: un costo per le generazioni future

Troppo spesso, la politica imprenditoriale statale si è risolta in interventi di emergenza, trasformando il Ministero delle Imprese in una sorta di “Croce Rossa” industriale. Dal dramma infinito delle acciaierie di Taranto alle turbolenze decennali di Alitalia (oggi ITA), lo Stato è intervenuto per tamponare crisi sociali ed elettorali.

Se la tutela dell’occupazione è un dovere morale e politico, l’accanimento terapeutico su modelli di business ormai fuori mercato drena risorse immense. Risorse che vengono sottratte ai contribuenti e ai territori produttivi — da chi lavora nei distretti del Nord-Ovest a chi tenta di fare impresa d’eccellenza in Sicilia — per essere immesse in “buchi neri” gestionali. Lo Stato “soccorritore” rischia così una deriva pericolosa: statalizzare le perdite e lasciare che il sistema Paese perda competitività rispetto ai partner europei.

Il ruolo di CDP e il bisogno di una “bussola” industriale

Sull’altro piatto della bilancia troviamo il tentativo di creare “campioni nazionali” nei settori delle reti, dell’energia e del digitale. L’intento di proteggere gli asset strategici, come avviene in Francia o in altre grandi economie, è condivisibile e necessario in un mondo sempre più polarizzato. Il problema italiano, però, risiede nell’assenza di un vero Piano Industriale Nazionale a lungo termine.

Senza una visione chiara di cosa debba essere l’Italia nel 2040, l’intervento pubblico rischia di ridursi a una serie di operazioni finanziarie frammentate, guidate più dalla convenienza del momento che da una reale strategia di sviluppo. Non basta “comprare quote” o bloccare acquisizioni straniere con il Golden Power; serve decidere su quali filiere scommettere, dalla transizione energetica all’intelligenza artificiale, per permettere alle nostre imprese di competere a testa alta a Bruxelles e nel mondo.

Verso uno Stato “Moltiplicatore”

Uno Stato moderno e responsabile non deve aver paura di intervenire nell’economia, ma deve farlo secondo il principio di sussidiarietà: agire dove il privato non può arrivare da solo, ma senza soffocarne l’iniziativa.

Il passaggio necessario è quello da uno Stato “ammortizzatore sociale” a uno Stato “moltiplicatore di ricchezza”. Serve meno assistenzialismo e più investimento in infrastrutture materiali e immateriali (dai valichi alpini alla banda larga nel Mezzogiorno), nella ricerca applicata e nella formazione tecnica superiore.

Il coraggio della politica oggi non si misura in quanti salvataggi si riescono a firmare, ma in quanta libertà si riesce a restituire a chi produce. Solo così lo “Stato imprenditore” smetterà di essere un peso sulle spalle dei cittadini per diventare finalmente il motore di una nuova stagione di crescita e dignità nazionale.

Luca Bertero

Leggi anche al link https://madmagz.app/viewer/69ec7879bbe6e000148db35a

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *