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Addio Alex Zanardi, straordinario Fogar dello sport

Il mese di maggio è cominciato con la triste notizia della morte di Alex Zanardi. Semplicemente un campione: classe ’66, ex pilota di Formula, nel 2001 a seguito di un terribile incidente era rimasto privo degli arti inferiori. Fine di un’avventura sportiva? Macché: miriadi di giorni migliori lo stavano aspettando al di là della rassegnazione, e dell’abbattimento.

Sotto un cielo grigio che sembrava voler partecipare al dolore collettivo, una folla di 2mila persone si è fermata per dare l’ultimo saluto ad Alex Zanardi.  La Basilica di Santa Giustina a Padova era gremita in ogni ordine di posto, e anche fuori, in una piazza silenziosa, la gente ha sfidato la pioggia battente per dire addio al brillante pilota automobilistico e allo straordinario atleta paralimpico, esempio di resistenza e amore per la vita, morto il 1° maggio, a 59 anni.

Non possiamo piangere perché ad Alex non sarebbe piaciuto. Non vogliamo raccontare storie trite e ritrite che tutti già conoscono per ricordarlo. Quello che abbiamo deciso di fare in redazione è di raccontare per flash l’uomo Alessandro Zanardi la cui incredibile carica vitale e automotivazionale dovrebbe essere di esempio per tutti noi, che spesso ci lamentiamo senza fermarci un attimo a guardarci intorno e fare un bilancio di quanto possiamo essere fortunati. 

In questi giorni di dolore vogliamo, per esempio, ricordare il forte legame che l’atleta bolognese mantenne con i kart per tutta la sua vita, tanto da scegliere proprio un kart per tornare a correre dopo il maledetto incidente di venticinque anni fa.

Era il 15 settembre 2001: all’appuntamento europeo del Lausitrzing Zanardi si presentò particolarmente in forma. Le qualifiche non vennero disputate a seguito di un violento acquazzone e la griglia fu determinata in base alla posizione in campionato. Nonostante partisse ventiduesimo riuscì a recuperare posizione su posizione, portandosi al primo posto. A tredici giri dalla fine, dopo aver compiuto la sua ultima sosta, uscendo dai box, dopo aver tolto il casco Zanardi perse improvvisamente il controllo della vettura (pare per la presenza di acqua e olio sulla traiettoria di uscita),[54] la quale, dopo un testacoda si intraversò lungo la pista, mentre sulla stessa linea sopraggiungevano, ad alta velocità, Patrick Carpentieri e Alex Tagliani. Il primo riuscì a evitare lo scontro, il secondo no e l’impatto fu estremamente violento: la vettura di Tagliani colpì perpendicolarmente la vettura del pilota bolognese all’altezza del muso, dove erano alloggiate le gambe, spezzando in due la Reynard Honda.

Poi la rinascita. Settembre 2002: a Montecarlo si disputa una gara di beneficenza con i kart. Quale migliore occasione per tornare dietro a un volante? A costruire quel kart furono Simone Angelini, storico meccanico e team manager nel kart, e Achille Parilla, boss della Italcorse e Italsistem, che forniva i mezzi per quella gara.

 Il figlio Niccolò: “Il segreto per una vita meravigliosa è fare tutto col sorriso”.

“Vi racconto un piccolo aspetto dell’Alex di casa. Non dell’Alex che vince le Paralimpiadi, i mondiali, o che va in giro a ispirare le persone, ma l’Alex che si fa il caffè, che il sabato sera impasta la pizza”. Così Niccolò Zanardi, figlio di Alex,  quando ha preso la parola durante la cerimonia funebre. Con tono affettuoso, sorridente, il giovane ha descritto le scene più quotidiane della vita del padre, e ne ha regalato ai presenti un ritratto inedito, intimo.

Riassumiamo la seconda vita sportiva di Alex parlando di due allori. 2018 e 2019: seconda e terza edizione delle gare di Ironman a Cervia. Entrambe le volte, Zanardi completò in due giorni consecutivi sia la gara di mezza distanza sia quella sulla lunga distanza. In particolare, proprio sulla lunga distanza, nel 2018, dopo aver completato l’intero percorso (3 km a nuoto, 180 km in handbike e 42 km in carrozzina), egli stabilì un nuovo record mondiale di triathlon paralimpico, 8h26’6”, che l’anno successivo riuscì addirittura a migliorare,  portandolo a 8 ore, 25 minuti e 30 secondi. “Ciò che resta del mio corpo è sufficiente per entrare nella leggenda?”, si potrebbe dire parafrasando il Messala di Ben Hur. Alex ha offerto ampiamente il motivo, e col pugno chiuso è andato nuovamente incontro alla vita.

Stefano Marino

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