Usa-Iran, la tregua del “Santo”
Nel tentativo di fermare definitivamente la guerra in Iran e riaprire lo stretto di Hormuz, le autorità iraniane e quelle americane avevano raggiunto un accordo per un cessate il fuoco di due settimane. Nel frattempo, le controparti avrebbero dovuto iniziare i colloqui di pace, tuttavia nulla è andato come Trump aveva pianificato.
Dall’aggressione israelo-americana ai danni dell’Iran, avvenuta il 28 febbraio 2026, i Pasdaran hanno bloccato lo stretto di Hormuz, creando un grande problema per il commercio del greggio. Di fatto, la strategia iraniana ha messo il Presidente americano sotto una cattiva luce, agli occhi dei cittadini statunitensi, ma anche a quelli di alcuni dei partner più importanti degli Usa, oltre al fatto che stanno ipotizzando di sospendere la Spagna dalla Nato. In particolare, l’opinione pubblica del Tycoon non è mai stata così negativa, con molti degli esponenti Maga che hanno preso le distanze e condannato l’aggressione. Il caso più emblematico è quello di Tucker Carlson che, in una puntata del suo podcast, ha voluto chiedere scusa per aver supportato Trump alle elezioni. Se in campagna elettorale si era definito, ed è stato definito dalle stesso Carlson, come “mandato da Dio” per risollevare le sorti degli Stati Uniti, ponendo fine alle guerre, già da luglio dello scorso anno sappiamo che non è così. Ai cittadini americani aveva promesso che non sarebbe scoppiato nessun nuovo conflitto, concentrandosi sul migliorare la politica americana. Tuttavia, come ben sappiamo, così non è stato, riuscendo anche a indignare i cristiani di tutto il mondo con una foto generata dall’IA che lo ritraeva come Gesù Cristo. Come se ciò non bastasse, anche Papa Leone XIV si è esposto pubblicamente contro il Tycoon, arrivando a scrivere su X: “Al giorno d’oggi è ancora più evidente rispetto a qualche anno fa che uno dei motivi principali della proliferazione dei conflitti armati è la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza tenere in considerazione il diritto internazionale né il diritto dei popoli all’autodeterminazione”.
Per questo motivo, Trump deve riuscire a raggiungere un accordo che possa convenire agli Stati Uniti. Tuttavia, dall’8 aprile 2026, il cessate il fuoco è stato poco più che una tregua tattica che serviva per riorganizzarsi e provare a incontrarsi al tavolo dei negoziati mediati dal Pakistan. Inoltre, il Tycoon potrebbe chiedere alle industrie automobilistiche di aiutare nella produzione di missili come durante la seconda guerra mondiale visto che, come riporta il New York Times,avrebbero quasi finito le scorte, benché sia stata smentita dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Entrambe le parti si accusano a vicenda di aver violato gli accordi, con l’Iran che avrebbe piazzato altre mine nello stretto e Israele che avrebbe continuato a bombardare il Libano, nonostante fosse una condizione presentata nei dieci iraniani. In particolare, i Pasdaran chiedevano: il ritiro delle forze americane dalla regione, la rimozione delle sanzioni internazionali, le riparazioni di guerra, la possibilità di arricchire l’uranio e l’interruzione degli attacchi contro l’Iran e i suoi alleati, includendo l’abbandono del Libano da parte dell’IDF. Questo era solo un punto di partenza, che Trump ha definito come un buon inizio per intavolare i colloqui di pace, tuttavia il piano in 15 punti presentato dagli americani va a contraddire molti aspetti delle speranze iraniane. Di fatto, per gli Stati Uniti, l’Iran dovrebbe impegnarsi a non sviluppare l’atomica, consegnando anche le scorte di uranio arricchito, benché si pensa che sia ancora sepolto sotto le macerie dell’attacco dello scorso giugno. Per di più, secondo quanto riporta la CNN, gli Usa pretenderebbero che sia riconosciuto anche il diritto d’esistenza dello stato di Israele, che potrebbe essere una pretesa irraggiungibile se consideriamo la rivalità dei due Paesi.
Ad oggi, giovedì 24 aprile 2026, non sappiamo ancora come e tra quanto possa concludersi la guerra, soprattutto visto che in ballo c’è lo stretto di Hormuz e la possibilità di sfruttare l’uranio per le centrali nucleari iraniane. Fortunatamente però, una delegazione iraniana sta per recarsi a Islamabad, in Pakistan, per iniziare una serie di colloqui che potrebbero portare a una pace duratura. Bisogna tuttavia tenere conto che i colloqui potrebbero tirare per le lunghe, oltre a generare altre tensioni con i Paesi del Medio Oriente. Per questo motivo Trump deve trovare un accordo che possa favorire gli Stati Uniti e Israele, in modo da mettere un punto finale alla terza guerra del golfo, anche in vista del Midterm. La situazione è complessa e, molto probabilmente, non vedremo nessun Paese europeo ai tavoli dei negoziati, visto che anche il Segretario della Difesa Pete Hegseth ha dichiarato: “Gli Stati Uniti hanno bisogno di alleati leali. Essere alleati non è una cosa a senso unico. Le belle conferenze in Europa sono finite, è ora di passare all’azione. Questa è una lotta molto più sua che nostra”.
Matteo Boschetti
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