interviste

Simone Faré, scrittore a 360° (o quasi)

Simone Faré, scrittore milanese che si professa nerd dei vecchi tempi, si è fatto notare nel panorama letterario (di genere) italiano con la sua vittoria al Premio Altieri nel 2021, ma già da tempo era attivo come autore di vari generi, persino il fantasy. Simone ha risposto alle domande del Cappuccino…

Parlami del tuo percorso come scrittore. Come sei arrivato al genere di spionaggio.

Ho sempre visto i libri di Segretissimo in edicola e mi hanno sempre affascinato. Ho sempre trovato ci fosse qualcosa di estremamente divertente nelle esagerazioni che permettevano e nelle opportunità di approfondire certi temi che offrivano. A un certo punto mi ero messo, molto a tempo perso, a disegnare dei miei personaggi di Segretissimo per un eventuale libro e, coincidenza, all’incirca nello stesso periodo è uscito il bando della prima edizione del Premio Altieri. A quel punto ho creduto di vederci un po’ un segno del destino e così ho trasformato quello che era un gioco fine a sé stesso in un progetto vero e proprio. Da lì ho poi scoperto che mi divertivo veramente tanto a scrivere spy-story e far muovere i personaggi nei vari teatri di guerra, quindi ho cominciato a scriverne regolarmente.

 Ti piacerebbe vincere un importante concorso (tipo quelli che aprono le porte dell’Olimpo degli scrittori)? E se sì, quale?

Nonostante riconosca l’importanza del Premio Altieri che ho vinto, rimane il fatto che il premio che da sempre vorrei portare a casa è l’Urania. In me c’è uno scrittore di fantascienza che vorrebbe affermarsi come tale anche a certi livelli. Ho già avuto modo di pubblicare diversi libri di fantascienza in vari contesti, ma il Premio avrebbe per me un valore speciale. Purtroppo la competizione è molto serrata e lì non sono ancora riuscito a trovare la quadra per produrre un romanzo che funzioni in tutto e per tutto e mi porti almeno in finale!

Cosa pensi del mercato librario dei giorni nostri?

Non possiamo prenderci in giro, il mercato librario è da sempre in contrazione e gli spazi sono sempre più stretti. Nonostante questo però esistono realtà molto variegate, che riescono con un po’ di equilibrismo a tenersi in piedi e a dire la loro e, soprattutto, offrire la possibilità di parlare a moltissimi tipi di scrittori. Anche il pubblico ha imparato a informarsi su diversi canali e dietro le vendite dei libri più mainstream si vedono degli exploit a volte sorprendenti. Oggi è molto divertente parlare col pubblico giovane, è vero che questo è focalizzato su certi generi e snobba completamente tanti altri, però vedo un grande entusiasmo nel modo in cui certe correnti vengono seguite e anche se spesso non parliamo di prodotti vicini a quelli che io scriverei comunque penso che questo movimento d’interesse sia comunque da rispettare.

Kenji Albani

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