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71° David di Donatello

Si accendono le luci sul palco del Teatro 23 degli Studi di Cinecittà per questa 71° edizione del David di Donatello.

Obbligo di cronaca vorrebbe che si parlasse dell’opening show di Annalisa (ispirato a Cabaret di Bob Fosse), del conduttore Flavio Insinna e della collega Bianca Balti, ma parlandosi di cinema e non di pacchi (non necessariamente di Rai 1), conviene procedere ai premi.

Le città di pianura di Francesco Sossai, commedia ruvida e amara in forma di road movie, è il trionfatore assoluto della serata, con ben sette statuette che alla tripletta per miglior film, regia e sceneggiatura originale (scritta dal regista insieme ad Adriano Candiago) abbina quelle per i migliori produttori a Marta Donzelli e Gregorio Paonessa per Vivo film – insieme a Philipp Kreuzer per Maze Pictures e Cecilia Trautvetter – al miglior protagonista Sergio Romano e al casting che lo ha scelto (il co-sceneggiatore Adriano Candiago), nonché al montaggio di Paolo Cottignola e a Krano per Ti come miglior canzone originale. Il film di Sossai batte sonoramente candidati eccellenti quali La grazia di Paolo Sorrentino, il dramma corale dell’Olocausto Le assaggiatrici di Silvio Soldini e l’action di arti marziali La città proibita di Gabriele Mainetti. Se il film di Sorrentino resta a digiuno di premi, quello di Soldini si aggiudica il David per la sceneggiatura non originale (scritta da Doriana Leondeff insieme al regista, a Lucio Ricca, Cristina Comencini, Giulia Calenda e Ilaria Macchia) e quello per il miglior trucco a Esmé Sciaroni, e conquista infine il David Giovani.

Margherita Spampinato è invece miglior regista esordiente con Gioia mia; oltre al David per gli esordi, il delicato duetto tra il piccolo nativo digitale Nico (Marco Fiore) e l’anziana zia sicula e cattolica (Aurora Quattrocchi) che racconta la nascita della loro intesa, vale alla decana del cinema italiano il premio come miglior protagonista. Quattrocchi ne approfitta e augura che si torni al cinema, specialmente nelle sale “belle grandi” come quella di Cinecittà che ospita la serata; tipo multiplex, insomma. Non si è ben capito cosa intendesse ma, mentre le “micragnose” sale di quartiere cadono come mosche, nel dubbio si applaude.

Non minori soddisfazioni si aggiudica Primavera, il film con cui Damiano Michieletto, adattando il romanzo di Tiziano Scarpa Stabat Mater, racconta la simbiosi artistica e umana tra la violinista Cecilia (Tecla Insolia) e il giovane Antonio Vivaldi (Michele Riondino): al conturbante dramma di amore e arte vanno i premi per le musiche di Fabio Massimo Capogrosso, per i costumi (Maria Rita Barbera e Gaia Calderone) e per il sonoro (Gianluca Scarlata, Davide Favargiotti, Daniele Quadroli e Nadia Paone), per le acconciature di Marta Iacoponi.

Ogni tanto si parla anche di cinema di genere, ed è qui che La città proibita fa bottino di premi tecnici: a Paolo Carnera per la fotografia, ad Andrea Castorina e Marco Martucci per la scenografia, infine a Stefano Leoni e Andrea Lo Priore per gli effetti visivi.

Matilda De Angelis è miglior protagonista per Fuori di Mario Martone, che vedeva anche Valeria Golino candidata come protagonista nel ruolo di Goliarda Sapienza; Lino Musella è invece miglior non protagonista per Nonostante, dramma sovrannaturale di Valerio Mastandrea.

Omar Rammal vede il suo Everyday in Gaza premiato come miglior cortometraggio, mentre per il miglior film internazionale vince il già premio Oscar Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, che batte candidati eccellenti come La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania. La sezione documentaria premia Roberto Rossellini, più di una vita, di Ilaria De Laurentiis, Andrea Paolo Massara e Raffaele Brunetti.

Premi speciali poi a Gianni Amelio (alla carriera) – che la butta sul ridere e finge di aver capito “alla corriera” – a Ornella Muti, a Bruno Bozzetto (che neanche pensava di aver fatto cinema perché troppo impegnato a farlo) e a Vittorio Storaro, chiaramente senza più l’età e lo spazio in mensola per curarsi di dove piazzarlo.

Chiudono i premi per le rivelazioni italiane a Vincenzo Crea, Emanuele Maria Di Stefano, Gianmarco Franchini, Giulia Maenza, Ludovica Nastie Alma Noce.

Ci sarebbe poi una scena parallela, di quelle che non vanno in lista su RaiPlay: mentre dentro si applaude, fuori si protesta. Il presidio dei lavoratori del cinema – le famose maestranze – fa rumore fuori della sala, e dentro l’unica che pare essersene accorta è Matilda De Angelis.

Nella città di pianura del nostro cinema, la serata si chiude nell’ombra: quella del Mefistofele di turno, quel Buen camino con cui Gennaro Nunziante e Checco Zalone hanno messo oltre nove milioni di terga in sala, e a cui l’Accademia conferisce il David dello spettatore. Nunziante ringrazia il pubblico perché chiaramente non c’è nessun altro da ringraziare, e nient’altro potrebbe dirci di più.

di Fabio Cassano

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