pedagogia

Emergenza Scuola e classi  ribelli

Quello che accade oggi nella scuola non può passare inosservato: gli ultimi eventi  profilano chiaramente un’emergenza. Del resto la scuola è lo specchio della società e una prosecuzione dell’opera della famiglia,  in profonda crisi al pari di essa, e quest’ultima non può che rifletterla: ed è inutile negare che insegnanti e professionisti educativi non siano in grado di fronteggiare situazioni limite, di gestire contesti dove prolifera la cultura delinquenziale e altre condizioni contingenti che certo non favoriscono un clima di armonia e rispetto tra adulto e ragazzo. Quella di oggi è una società fragile, dove adolescenti e ragazzi manifestano il disagio proprio a scuola, o mostrano un‘affermazione del sé deviata, travalicando il confine della libertà altrui. Il periodo post Covid ha evidenziato un boom di episodi di bullismo e violenza, un dato che è prova eloquente di un peggioramento della salute mentale dei giovani.

Il problema non riguarda solo il bullismo, che comporta atti di violenza fisica e verbale, ma il sistema scolastico nel suo insieme. Esso ha subito delle enormi evoluzioni, con classi sempre più rumorose, dove non vige alcuna regola e spesso diventa difficile la gestione delle ore. Pensiamo per esempio alle classi dove sono presenti diagnosi certificate, alunni difficili e demotivazione all’apprendimento. Se immaginiamo un quadro così complesso e delicato, diventa quasi impossibile poter svolgere delle lezioni, perdipiù con insegnati sempre più demotivati e sotto stress. Cosa fare, quindi, oggi, in queste scuole, che più che luoghi di apprendimento, sembrano esser diventate  giungle in cui difendersi ? Come portare armonia in una classe rumorosa con alunni che possono arrivare ad atti di bullismo? L’ascolto attivo è sicuramente una delle armi vincenti, perché oggi la scuola non chiede solo insegnanti preparati né ha bisogno di troppi tecnicismi ; le occorre, semmai, qualità che permettano di entrare meglio in comunicazione con i ragazzi, di non giudicarli ma di accoglierli e d spezzare quella catena pericolosa e silente che porta a non sentirsi accettati o emarginati, per esempio per scarso rendimento.

Dobbiamo soffermarci a comprendere come alleggerire il fardello, che è sociologico e psicologico insieme, e ammettere che qualcosa nel sistema educativo non ha funzionato. Poi, dirimpetto all’ascolto  e alla comprensione dei conflitti tra pari, abbiamo anche bisogno di fissare delle regole. Spetta al gruppo dei docenti instaurare un clima di fiducia e accoglienza, costruendo piano piano un legame con i ragazzi. Questo è un pilastro fondamentale, per stabilire delle regole che siano poche ma chiare ed efficaci.  Ricordiamoci di  celebrare i progressi dei ragazzi. Attraverso atti concreti: attività di gruppo che favoriscano un clima collaborativo,  e piccoli rituali fatti di ricompense; importante è non far passare inosservato nessun piccolo passo. Ogni gesto positivo rafforza il legame tra  alunni (anche quelli più “difficili”)   e insegnanti. Il lavoro di squadra rafforza i legami. La gestione delle  classi indisciplinate richiede un lavoro costante e qui i professionisti nell’ambito educativo e rieducativo possono fare la differenza , collaborando con il gruppo docenti. Non devono essere chiamati in causa solo quando ci troviamo di fronte alle realtà speciali, in quanto la scuola è oggi “un mondo speciale” e in quanto tale, bisogna agire con estrema cura e interventi mirati. Comunicare con le famiglie è fondamentale, anche quando queste ultime si mostrano  reticenti . 

Possiamo si calmare le acque in questa tempesta, ma la nostra nave deve avere l‘equipaggio adatto per non affondare. Costruire relazioni solidali e accoglienti, favorisce lo  sviluppo dell’intelligenza emotiva e dell’’autocontrollo. Autorevolezza e non Autoritarismo per mantenere  un approccio fermo ma rispettoso, evitando atti estremi. Portare l’attenzione su aspetti fondamentali come la responsabilizzazione, che ci permette di avere alunni migliori non solo tra i banchi, assegnando incarichi. E avere un contatto diretto con le famiglie poiché è necessario renderle partecipi di ogni progresso o regressione nel percorso educativo.

Maria Simona Gabriele

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