Il Tatarellum e la nuova Melonovra
Finalmente! Era dai tempi del Mattarellum che si attendeva che il nome di un sistema elettorale nazionale giustificasse lessicalmente la terminazione -ellum! Il Tatarellum lo soddisfa perché il propositore è… Tatarella! Nell’arco di una trentina d’anni si è passati dal sistema di Mattarella (il Mattarellum, appunto) al Porcellum (che in fondo ci poteva stare in contrapposizione ironica proprio a Mattarellum, e certamente era meglio di Porcum, altrimenti avremmo trovato Calderolum) all’Italicum (niente da aggiungere, ma si poteva fare meglio) all’assolutamente ingiustificato Rosatellum (doveva essere Rosatum, c’è poco da obiettare) per arrivare alla buon’ora alla formula giusta. Nel frattempo, sul piano che riguarda più nello specifico la generazione delle legislature, si è passati da un +maggioritario e -proporzionale a un maggioritario con premio di maggioranza formula “asso prenditutto” a un ritorno progressivo dell’incidenza della quota proporzionale. L’attuale modus eligendi (cioè il Rosatum, appunto, non fateci usare terminazioni in cui non crediamo) combina in parti quasi uguali collegi maggioritari uninominali e collegi proporzionali plurinominali. La legge elettorale firmata Tatarella, in realtà non recente (risale al 1995) e già in vigore da tempo nelle Regioni, prevederebbe invece che la bilancia pendesse più in favore del proporzionale. Inoltre introdurrebbe l’indicazione del candidato premier e un listino di coalizione con nomi blindati. Cancellati tutti i collegi uninominali attuali.
Come nel proporzionale puro. Quello che, a quanto pare, sarebbe il più gradito in assoluto al centrodestra. In questo scenario si accantonerebbe il Tatarellum e si riadatterebbe un po’ proprio il Rosatum (continuiamo a chiamarlo così), che, così com’è – lo si legge nel documento degli esperti incaricati dal centrodestra di condurre uno studio riservato di comparazione sui sistemi di voto di cui parliamo – rappresenta “un pericolo per la stabilità”. Sì quindi alla geografia dei collegi plurinominali delineata dalla legge di Ettore Rosato e allo sbarramento al 3%, che però, nella nuova versione che avrebbe in mente la maggioranz,a varrebbe tanto per i partiti coalizzati quanto per quelli che corrono da soli. Inoltre, il 55% dei seggi (ed è questo l’aspetto cruciale) verrebbe attribuito alla coalizione che abbia ottenuto il 40% dei voti. Diversamente, se davvero si optasse per il Tatarellum, Matteo Renzi potrebbe dire che Meloni sta cercando di copiarlo quanto a tentativo di proporre una legge elettorale nazionale mutuata da una di quelle vigenti per gli enti locali (prima che si varasse l’Italicum, com’è noto, Renzi vagheggiava una legge ricalcata sul modello di quella dei sindaci).
Sarà un Quarantellum? O meglio un quarantum? Non tocca a noi (per fortuna) dirimere simili questioni di denominazione e quindi dal quarantum passiamo al quantum: della manovra economica, ormai prossima al varo. Il 16 il governo ha depositato in Senato il suo super emendamento che riguarda tutti i settori toccati dalla legge di bilancio. Contiene misure per 3,5 mld, che vanno dall’iper-ammortamento (maxi-deduzione fiscale a favore delle imprese che prevedono l’acquisto di nuove attrezzature; la spesa sostenuta per questo acquisto consentirà a esse di ridurre il reddito imponibile) ai fondi destinati al Ponte sullo Stretto: una maxi-tranche da 780 mln è già stata dilazionata al 2033. Stretta sulle pensioni anticipate: dal 2032 la “finestra mobile” (il tempo che passa tra il raggiungimento dei requisiti per il pensionamento e il momento in cui si inizia a ricevere l’assegno) si allungherà progressivamente: dai 3 mesi attuali a 4 mesi nel 2032, poi 5 mesi nel 2033 e 6 dal 2034. Il 17 FdI ritira il subemendamento che proponeva di alzare il tetto attuale all’uso del contante (ora a 5.000 euro) a 10.000 euro.
Il testo della manovra giungerà a Montecitorio martedì 23 dicembre, per poi andare in “decantazione” fino al 28, quando maggioranza e opposizione affileranno le armi per la discussione generale, con voto di fiducia finale (atteso per il 29-30).
Per il leader M5S Conte è la parola fine sullo stato sociale; non così diverso è l’avviso della segretaria dem Schlein, che definisce la manovra “un pasticcio” e “una forzatura, grave”. Degli equilibri sociali, naturalmente: il sottinteso – piuttosto semplice – è che si dà di più ha chi ha già di più e di meno ha chi ha già di meno. Conte aggiunge anche che i soldi aumentano solo per la spesa militare, il che è comunque in linea – data l’aria che tira – con quanto stanno facendo altri governi europei. Forse più preoccupante – anche se in fondo è la destra, bellezza! – di un incremento delle impensae militares che dovrebbero servire a un progetto congiunto di difesa europea è l’inclinazione governativa verso la manus militaris nei confronti di tutto ciò che viene riconosciuto come turbolento e caotico: +manus militaris, +forzare. Un Militellum? Piuttosto la storia di Askatasuna. Non è in pericolo, la Libertà: semplicemente le sono già stati messi i sigilli.
Gianluca Vivacqua
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