Maico Morellini, lo scrittore del fantastico
Da qualche parte dell’Emilia-Romagna abita e lavora uno scrittore che si può fregiare di essere presente su Wikipedia. Si tratta di Maico Morellini, segno zodiacale Scorpione, molto attivo nella letteratura fantastica italiana. Che sia qualcuno che, in futuro, potrà dettar legge stilistica nella scrittura creativa? Ai posteri la possibilità di saperlo; per ora, Maico, si fa strada in campo letterario con buoni risultati.
Sei un autore abbastanza noto. Qual è la più grande soddisfazione che ti sei guadagnato?
La mia più grande soddisfazione corrisponde anche all’inizio della mia carriera letteraria: nel 2010 ho vinto il Premio Urania con “Il Re Nero”, il mio romanzo d’esordio. È stato un grande riconoscimento che mi ha fatto fare un salto di qualità mentale: se prima scrivevo nell’incertezza, insicuro sulla qualità dei miei lavori, vincere il Premio Urania ha testimoniato che avevo – e ho – qualcosa da dire. “Il Re Nero” è stato anche un modo per raccontare in chiave fantascientifica la mia adorata Emilia-Romagna.
Fantascienza, fantasy o horror: cosa preferisci?
In generale, non sono un grande amante delle etichette e in più, come autore, tendo a contaminare molto i miei lavori. Commistione e fusione di generi con un unico timone a guidare la mia navigazione letteraria: scrivere narrativa fantastica. Ecco, per me esiste solo un grande contenitore che è appunto quello della narrativa fantastica. Sia essa horror, fantascienza, fantasy o weird. Leggo e scrivo muovendomi senza preconcetti in tutti questi ambiti.
Parlami del tuo processo creativo.
Ammetto di non avere un processo creativo consolidato. Per quanto riguarda la narrativa breve, intendo i racconti, tutto è abbastanza preciso e metodico. Il racconto, per me, è un piccolo grande meccanismo a orologeria. Deve avere tempi precisi, rigorosi. Deve svolgersi in uno spazio ristretto perciò tendo a concepirlo e a strutturarlo in modo molto preciso. Non lascia tanto spazio all’improvvisazione. Nei romanzi, invece, cerco di restare ed essere il più libero possibile. Ci sono alcuni momenti chiave, tipicamente inizio e strutture intermedie ma mi è capitato più di una volta che il finale prendesse direzioni impreviste. L’idea di progettare un romanzo in tutte le sue parti, dettagliandolo con una scaletta molto metodica, mi toglierebbe il piacere di scrivere. Dunque cerco di lasciare spazio all’improvvisazione. E, ovviamente, ogni romanzo ha un suo processo creativo personalizzato. A volte uso strumenti grafici, a volte mappe mentali: dipende dalla complessità da cosa sto scrivendo.
Kenji Albani
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