cultura

Addio a Goffredo Fofi, scrittore attivista

Anche quest’estate, purtroppo, ha portato via un altro grande nome della nostra cultura.

L’11 luglio scorso all’età di 88 anni è scomparso, infatti, Goffredo Fofi, attivista, saggista, giornalista e grande critico cinematografico e teatrale.

La sua intensa ed inarrestabile attività sociale, che affiancò all’attività culturale ed intellettuale, lo accompagnò per tutta la vita.

Era nato a Gubbio nel 1937 ed ancora ragazzo, nel 1955, si era trasferito in Sicilia per partecipare attivamente alle lotte sociali contro la disoccupazione e la mafia, lotte che gli valsero un foglio di via.

Negli anni sessanta lavora tra la Francia e l’Italia come giornalista sulla rivista cinematografica Positif, sui Quaderni piacentini, fondati insieme a Piegiorgio Bellocchio e Grazia Cherchi, e Ombre rosse, da lui fondata a Torino.

Firma l’inchiesta giornalistica “L’immigrazione meridionale a Torino” pubblicata da Feltrinelli, l’editore Einaudi, originariamente contattato, si era rifiutato di pubblicarlo per quanto scritto al suo interno sulla Fiat.

Il suo interesse per le questioni sociali ed il suo impegno attivista proseguono negli anni seguenti anche attraverso lo studio e l’analisi della questione meridionale, alla quale si avvicinò, per la quale

conobbe e si confrontò anche con intellettuali del calibro di Gaetano Salvemini e nell’ottica della quale contribuì a creare a Napoli la Mensa dei bambini proletari. Si trattava di un istituto rivolto al sostegno dell’infanzia in situazioni disagiate nella quale venivano forniti pasti caldi e organizzati laboratori pedagogici per cercare di salvare i bambini da un destino

di criminalità.

La Mensa fu attiva dal 1972 ai primi anni ottanta, aveva sede nel quartiere Avvocata, nel cuore di Napoli, ed attirò l’attenzioni di molti intellettuali, fra cui la stessa Elsa Morante.

E’ stato anche consulente editoriale oltre che direttore di varie riviste e case editoriali ed a lui si deve la scoperta di varie voci della nostra narrativa contemporanea, come Alessandro Baricco, Stefano Benni o Roberto Saviano.

Ha collaborato anche a numerosi quotidiani e riviste come Avvenire, Il manifesto, il sole 24 ore, l’Unità, Panorama.

Nel campo cinematografico il suo nome, però, è indissolubilmente legato a quello del Principe Antonio De Curtis, l’immortale Totò.

Da critico Fofi ebbe, infatti, l’intuizione, il coraggio ed il genio di riscoprire e rivalutare l’opera cinematografica di Totò, fino a quel momento incredibilmente sottovalutato dalla critica ed etichettato come attore minore e di serie b.

Fofi contribuì a rilanciare il nome del grande attore napoletano restituendo dignità e grandezza alla sua indiscussa bravura anche grazie alla pubblicazione nel 1968 del saggio Totò. L’uomo e la maschera, scritto in collaborazione dell’attrice Franca Faldini, vedova del Principe De Curtis.

Vittoria Caiazza

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