Francesco Guccini
Cantautore
musicista
uomo colto e raffinato
Francesco Guccini ha rappresentato e rappresenta – anche oggi, dopo la sua scomparsa avvenuta nel giugno scorso, un artista capace di affascinare coinvolgere e trascinare intere e diverse generazioni.
“Poeta con la chitarra” e ”narratore morale” del Novecento italiano, Guccini ha saputo unire, sapientemente, nei suoi testi l’erudizione linguistica alla concretezza e alla semplicità dei temi della vita quotidiana: i volti e i luoghi cantati, poi persi, svaniti nelle ore e nel tempo che scorre inesorabile – ma che inesorabilmente restano nella memoria, si conservano in una nostalgia ma mai patetica.
È così che la dimnsione del tempo e della memoria, personale e collettiva, rappresentano i veri protagonisti della sua canzone.
Spesso acclamato da un pubblico cossiddetto di ”sinitra”, ma non solo, Guccini ha sempre rifiutato dogmi e propaganda.
Ha basato il suo impegno civile a difesa degli ultimi, sempre ponendo il ”dubbio” e sollevando l’attenzione sulla responsabilità personale e individuale, e, ancora, sull’onestà intellettuale scegliendo, per i suoi testi, termini gergali, popolari, dialettismi emiliani e toscani, affiancati magnificamente all’italiano aulico e letterario, con l’uso di allitterazioni d’ispirazione trecentesca.
A tale ipertestualità si accostano riferimenti alla letteratura classica, alla filosofia, alla Bibbia, alla letteratura del Novecento.
E, ancora, fu con la sua inconfondibile stessa onestà che, nel 2012, con la pubblicazione dell’album L’ultima Thule, nel momento in cui sentiva la sua voce farsi flebile e le forze venire meno che, annunciò ufficialmente il suo addio al mondo della musica registrata e ai concerti dal vivo: bisogna saper dire basta, disse.
Non fu un ‘ritiro’ ma un passaggio alla Letteratura, al Guccini scrittore.
Così i romanzi e le memorie si avvicendarono a gialli montanari, a serie cospicue di romanzi polizieschi ambientati sull’Appennino emiliano-toscano ma anche alla saggistica dialettale con la pubblicazione di dizionari etimologici dedicati al dialetto pavanese, dimostrando una profonda competenza linguistica.
Fu questa la seconda fase della sua vita artistica in cui l’eredità culturale continuò a rappresetare Francesco Guccini come monumento vivo della cultura italiana e grande esempio di uomo libero:
“Voglio cantare a chi mi pare, a chi mi capisce / e a chi mi vuol bene…”
Claudia Dell’Era
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