Monet – Sulle orme del padre dell’Impressionismo a 100 anni dalla sua morte
Ricorre quest’anno, più esattamente il 5 dicembre, il centenario della morte di Claude Monet, uno dei padri fondatori dell’Impressionismo.
Nato a Parigi nel 1840, il pittore trascorse gli ultimi fecondissimi anni di vita nella casa – oggi è una casa-museo visitata da turisti provenienti da ogni parte del mondo – di Giverny, piccolo centro a nord di Parigi e che al pittore lega in modo indissolubile la sua notorietà.
La rivoluzione compiuta da Monet e dal fraterno amico Renoir nel campo della pittura è straordinaria.
Entrambi lanciarono un nuovo modo di dipingere – en plein-air, si diceva, ovvero fuori, all’aria aperta, con il paesaggio come protagonista principale e assoluto – lontano dai canoni stilistici accademici che nella seconda metà dell’Ottocento dominavano il panorama artistico francese.
Lo stile di questi nuovi pittori – accanto a quelli di Monet e Renoir vi erano altri nomi, come Sisley e Bazille – fu incompreso e osteggiato al punto che la loro prima mostra ufficiale venne organizzata nello studio dell’amico e fotografo Nadar, che nel 1874 organizzò un’esposizione di opere di trenta artisti “rifiutati” dalla pittura tradizionale, tra cui appunto Monet, Renoir, Sisley, Degas, Cézanne, Pissarro, Berthe Morisot.
Tra i quadri esposti vi era proprio un’opera dipinta due anni prima da Monet, che rappresentava la veduta di un’alba sul porto di Le Havre ed era caratterizzata da arditi accostamenti cromatici e da un uso particolarissimo dello sfumato.
Il quadro, che scandalizzò per la tecnica adoperata i visitatori della mostra, s’intitolava Impressione, levar del sole ed è probabilmente una delle opere più celebri di tutta la storia dell’Arte.
Il critico Louis Leroy che visitò la mostra prese spunto dal titolo dell’opera ed in maniera denigratoria definì il gruppo di pittori “Impressionisti”.
Nacque così uno dei movimenti artistici più rivoluzionari di ogni tempo.
Monet e Renoir sconvolsero ogni regola ed insegnarono che nulla è immutabile, nulla è sempre uguale e che la natura è continuo divenire.
Monet in particolare, che sosteneva “la natura è il mio atelier” (1880), fu letteralmente ossessionato dallo studio della luce al punto da riprodurre uno stesso soggetto più e più volte a distanza di ore, giorni o stagioni per analizzare i giochi di luce su di esso.
Celebre resta la serie dedicata alla Cattedrale di Rouen del 1884 (La Cattedrale di Rouen a mezzogiorno, La Cattedrale di Rouen in pieno sole, La Cattedrale di Rouen effetti di luce mattutina, La Cattedrale di Rouen la sera…), ma soprattutto la meravigliosa serie di Ninfee realizzata nella sua ultima dimora di Giverny.
Le Ninfee rappresentano il punto più alto della produzione artistica di Monet, l’elemento su cui meglio ha potuto applicare il suo studio sulla luce.
Come lo stesso pittore ebbe modo di affermare nel 1918 “Ho dipinto un’infinità di ninfee cambiando sempre punto di osservazione, modificandole a seconda delle stagioni e adattandole ai diversi effetti di luce che il loro lutare crea. E l’effetto cambia incessantemente, non soltanto da una stagione all’altra, ma anche da un istante all’altro”.
Oggi i più celebri pannelli con le Ninfee accolgono con i loro meravigliosi colori i visitatori dell’Orangerie a Parigi e Giverny conserva i luoghi che videro Monet e i suoi fiori adorati.
Quel gruppo di pittori che aveva osato sfidare l’immobilismo accademico con il proprio messaggio rivoluzionario di vita e dinamismo conquistò l’immortalità al punto che è davvero presuntuosamente impossibile tentare di ridurre in poche righe l’opera immensa del loro maggiore esponente, Claude Monet.
Anche la letteratura si è fronteggiata con un così grande gigante della pittura dando vita a risultati veramente interessanti.
Di particolare pregio è, ad esempio, il romanzo La donna col vestito verde di Stephanie Cowell, che narra la storia d’amore tra Monet e la prima moglie Camille.
L’opera, concentrandosi sui primi anni dell’attività artistica del pittore e sui suoi esordi, affronta pertanto anche le difficoltà incontrate da Monet negli ambienti accademici, la nascita del suo inconfondibile stile ed il rapporto fraterno che lo legò a Bazille e Renoir.
Indimenticabile e affascinante è poi Ninfee nere del francese Michel Bussi.
Il romanzo, meritatamente pluripremiato, è interamente ambientato a Giverny, nei luoghi che videro scorrere gli ultimi anni di vita di Monet, e ruota intorno alle sue Ninfee e ad una serie di omicidi per cui sembra non vi sia una soluzione.
Da ultimo richiamo un volumetto edito da Abscondita, Mon histoire Pensieri e testimonianze da cui sono tratti i brani citati.
Si tratta di una miscellanea che offre al lettore un’interessante raccolta di scritti dello stesso Monet oltre ad un’affascinante raccolta iconografica.
Vittoria Caiazza
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