Premio Strega 2026
Ho trovato molto interessante la definizione di Premio Strega come vero e proprio “Superpotere” data da Andrea Bajani, vincitore della scorsa edizione, in un recente articolo a sua firma apparso sulle pagine del Venerdì di Repubblica.
Il Premio Strega come un superpotere capace di dare straordinaria vita alle storie in gara e di catapultarne gli autori in un mondo quasi parallelo, in cui scrivere ha finalmente quel senso che la società di oggi – ormai intrappolata tra i social e i reality, sempre più lontana, ahimè, dalla pagina stampata – vorrebbe quasi negargli.
Ecco che le ore trascorse a scrivere, limare, tagliare, correggere, aggiungere hanno finalmente un loro perché, ecco che i personaggi saltano fuori dalla carta e inseguono l’autore in giro per le presentazioni davanti a gente che, finalmente, manifesta davvero il desiderio di leggere, di avere tra le mani quella storia e l’autore si meraviglia di sé stesso e del cammino compiuto quasi inconsapevolmente da quel primo istante in cui si è seduto davanti ad una pagina bianca ed ha scritto la prima parola.
Perché il Premio Strega è anche – e soprattutto – questa magia, e non semplice vetrina commerciale o teatro di ripetute polemiche.
Fin dalla sua prima edizione nel 1947 in cui a vincere fu Ennio Flaiano, il Premio Strega, quello che a tutti gli effetti è il più prestigioso ed importante premio letterario italiano, attraverso l’esame dei romanzi usciti nell’ultimo anno ha consacrato nel suo albo dei vincitori i nomi più importanti del nostro più recente panorama letterario, da Elsa Morante a Cesare Pavese, da Umberto Eco a Antonio Scurati, giusto per citarne alcuni.
Ed anche in tempi più recenti, nella splendida cornice romana di Villa Giulia – quest’anno per gli 80 anni del Premio si è scelto il Campidoglio – dove ogni anno a luglio avviene la premiazione, il Premio ha portato alla ribalta nomi e storie destinate a lasciare il segno, come è accaduto ad esempio con Donatella Di Pietrantonio o, l’anno scorso, con Andrea Bajani appunto.
È Michele Mari il vincitore del Premio Strega 2026 con il suo romanzo ”I convitati di pietra”, pubblicato da Einaudi lo scorso anno.
Vincitore e al centro di polemiche importanti e sgradevoli, Mari ha ricordato e apostrofato Michela Murgia ”brutta” e ”intransigente”.
Dell’autore sembrano emergere più l’antipatia verso il ‘personaggio’ della Murgia e le considerazioni limitate al genere, alla dimensione dell’essere femmina e la critica sulla femminilità, aspetti – questi, combattuti da sempre da Michela Murgia.
Ma la giuria sceglie di andare oltre.
Oltre le polemiche.
Oltre le penisole politiche della cultura, intesa proprio come la intendeva la Murgia.
Oltre la persona di Michele Mari, scavalcando le sue considerazioni e antipatie personali e la qualità del suo lessico verbale, scegliendo di considerare semplicemente la sua opera, già vincitrice nel 2025 del medesimo premio nella sessione ‘giovani’.
”I convitati di pietra” è stato premiato con ben 190 voti.
Secondo classificato è stato Matteo Nucci con “Platone. Una storia d’amore” (Feltrinelli) con 152 voti, seguito da “La sonnambula” di Bianca Pitzorno (Bompiani) con 84 voti.
A Leila Guerriero per il suo libro “La chiamata. Storia di una donna argentina” che ha ricevuto 16 dei 30 voti è stato assegnato il Premio Strega Europeo.
Con ”I convitati di pietra” ancora una volta Mari si confronta con le sue ossessioni.
La memoria, l’infanzia e il passato, gli oggetti e la vita dentro gli oggetti – nelle ”cose”, tornano ad essere strumento di analisi e indagine dell’animo umano.
Il protagonista, alter ego dello scrittore, torna nella sua vecchia casa dell’infanzia, il passaggio da una stanza all’altra, il trasloco e gli oggetti si presentano come un ritorno al passato, all’emergere inevitabile dei ricordi e più spesso come un faticoso attraversamento nella memoria e di un tempo passato che si riscoprono ancora voler dimenticare.
A giochi ormai fatti ed all’esito dell’ultima edizione cosa dire guardandoci indietro?
Il Premio Strega è unico.
Ogni edizione del Premio Strega è unica.
Ogni vincitore, ogni finalista, ogni partecipante è unico con la sua storia da narrare, con i suoi personaggi, con il suo entusiasmo.
E il Premio Strega rimane un’opportunità immensa per tutto il nostro Paese, per dimostrarci e dimostrare che il nostro panorama letterario è ancora vivo, che abbiamo ancora storie da raccontare e da ascoltare e che è bello – sì, lo è! – chiudere per una volta la tv, lasciar perdere lo smartphone e tornare finalmente a leggere un libro.
Claudia Dell’Era e Vittoria Caiazza
Cosa vuol dire partecipare e vincere il più importante premio letterario italiano?
Ho trovato molto interessante la definizione di Premio Strega come vero e proprio “Superpotere” data da Andrea Bajani, vincitore della scorsa edizione, in un recente articolo a sua firma apparso sulle pagine del Venerdì di Repubblica.
Il Premio Strega come un superpotere capace di dare straordinaria vita alle storie in gara e di catapultarne gli autori in un mondo quasi parallelo, in cui scrivere ha finalmente quel senso che la società di oggi – ormai intrappolata tra i social e i reality, sempre più lontana, ahimè, dalla pagina stampata – vorrebbe quasi negargli.
Ecco che le ore trascorse a scrivere, limare, tagliare, correggere, aggiungere hanno finalmente un loro perché, ecco che i personaggi saltano fuori dalla carta e inseguono l’autore in giro per le presentazioni davanti a gente che, finalmente, manifesta davvero il desiderio di leggere, di avere tra le mani quella storia e l’autore si meraviglia di sé stesso e del cammino compiuto quasi inconsapevolmente da quel primo istante in cui si è seduto davanti ad una pagina bianca ed ha scritto la prima parola.
Perché il Premio Strega è anche – e soprattutto – questa magia, e non semplice vetrina commerciale o teatro di ripetute polemiche.
Fin dalla sua prima edizione nel 1947 in cui a vincere fu Ennio Flaiano, il Premio Strega, quello che a tutti gli effetti è il più prestigioso ed importante premio letterario italiano, attraverso l’esame dei romanzi usciti nell’ultimo anno ha consacrato nel suo albo dei vincitori i nomi più importanti del nostro più recente panorama letterario, da Elsa Morante a Cesare Pavese, da Umberto Eco a Antonio Scurati, giusto per citarne alcuni.
Ed anche in tempi più recenti, nella splendida cornice romana di Villa Giulia – quest’anno per gli 80 anni del Premio si è scelto il Campidoglio – dove ogni anno a luglio avviene la premiazione, il Premio ha portato alla ribalta nomi e storie destinate a lasciare il segno, come è accaduto ad esempio con Donatella Di Pietrantonio o, l’anno scorso, con Andrea Bajani appunto.
È Michele Mari il vincitore del Premio Strega 2026 con il suo romanzo ”I convitati di pietra”, pubblicato da Einaudi lo scorso anno.
Vincitore e al centro di polemiche importanti e sgradevoli, Mari ha ricordato e apostrofato Michela Murgia ”brutta” e ”intransigente”.
Dell’autore sembrano emergere più l’antipatia verso il ‘personaggio’ della Murgia e le considerazioni limitate al genere, alla dimensione dell’essere femmina e la critica sulla femminilità, aspetti – questi, combattuti da sempre da Michela Murgia.
Ma la giuria sceglie di andare oltre.
Oltre le polemiche.
Oltre le penisole politiche della cultura, intesa proprio come la intendeva la Murgia.
Oltre la persona di Michele Mari, scavalcando le sue considerazioni e antipatie personali e la qualità del suo lessico verbale, scegliendo di considerare semplicemente la sua opera, già vincitrice nel 2025 del medesimo premio nella sessione ‘giovani’.
”I convitati di pietra” è stato premiato con ben 190 voti.
Secondo classificato è stato Matteo Nucci con “Platone. Una storia d’amore” (Feltrinelli) con 152 voti, seguito da “La sonnambula” di Bianca Pitzorno (Bompiani) con 84 voti.
A Leila Guerriero per il suo libro “La chiamata. Storia di una donna argentina” che ha ricevuto 16 dei 30 voti è stato assegnato il Premio Strega Europeo.
Con ”I convitati di pietra” ancora una volta Mari si confronta con le sue ossessioni.
La memoria, l’infanzia e il passato, gli oggetti e la vita dentro gli oggetti – nelle ”cose”, tornano ad essere strumento di analisi e indagine dell’animo umano.
Il protagonista, alter ego dello scrittore, torna nella sua vecchia casa dell’infanzia, il passaggio da una stanza all’altra, il trasloco e gli oggetti si presentano come un ritorno al passato, all’emergere inevitabile dei ricordi e più spesso come un faticoso attraversamento nella memoria e di un tempo passato che si riscoprono ancora voler dimenticare.
A giochi ormai fatti ed all’esito dell’ultima edizione cosa dire guardandoci indietro?
Il Premio Strega è unico.
Ogni edizione del Premio Strega è unica.
Ogni vincitore, ogni finalista, ogni partecipante è unico con la sua storia da narrare, con i suoi personaggi, con il suo entusiasmo.
E il Premio Strega rimane un’opportunità immensa per tutto il nostro Paese, per dimostrarci e dimostrare che il nostro panorama letterario è ancora vivo, che abbiamo ancora storie da raccontare e da ascoltare e che è bello – sì, lo è! – chiudere per una volta la tv, lasciar perdere lo smartphone e tornare finalmente a leggere un libro.
Claudia Dell’Era e Vittoria Caiazza
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