cultura

Vittorio Sgarbi, luci e ombre

La notorietà di Sgarbi presso il grande pubblico (probabilmente) svilisce automaticamente il suo ruolo di conoscitore e critico d’Arte nel mondo dell’arte e della cultura. 

Da una parte: una Laurea in Filosofia e una specializzazione in Storia dell’Arte; uno studio rigoroso e una formazione (rigidamente) longhiana: fondata sulla conocenza diretta dell’opera d’arte.

Dall’altra: siparietti televisivi.

Ospitate in trasmissioni dai contenuti più spesso modesti nelle quali Vittorio Sgarbi sbava furiosamente nelle sue celebri semplici serrate battute,  (tristemente) instagrammabili: capre!

Il mainstream o il pubblico delle masse lo rende famoso e lui lo offende.

Lui piace perché offende. Certamente una discutibile reazione.

Forse, Vittorio Sgarbi, a sua consapevole insaputa è tra i primi ad essere stato speriementato socialmente attraverso il mezzo televisivo mentre il pubblico incontra o crede di incontrare qualcosa di poco noto: l’arte, in una deviazione che assume forme deviate e devianti.

Indiscutibilmente Vittorio Sgarbi resta uno studioso rigoroso; un conoscitore attento nell’attribuzionismo: nella capacità immediata di saper identificare l’autore analizzandone la tecnica, la pennellata, la modalità di stesura del colore, l’anatomia e le proporzioni delle forme umane e i particolari che ne creano il paesaggio. 

Poi l’impegno sociale.

Quello di Sgarbi è una promessa socioculturale – democratica, perché lo è per tutti: anche per quelli precedentemente offesi.

La sua è una vera riscoperta del territorio e dei centri cosiddetti minori. Cammina in quel paessaggio e passaggio secolare in cui la cultura ha sempre necessitato di poeti minori, pittori minori, scrittori minori.

Noto come conoscitore di Caravaggio, Vittorio Sgarbi, ha l’indiscusso merito di aver riabilitato intere stagioni artistiche e portato alla luce autori che stavano scivolando verso l’oblio, sottraendoli a una visione puramente accademica in quei poco noti paesaggi e borghi, minori.

Il suo è un lavoro capillare: mappa chiese di provincia, collezioni private, restuisce il giusto valore ai capolavori dimenticati del Rinascimento e del Barocco, specie quello padano e marchigiano.

Seppure sia un convinto difensore della figura e della tecnica pittorica figurativa, Vittorio Sgarbi, ha dimostrato apertura e tolleranza, in quello che lui stesso ha definito un gesto non conforme e provocatorio, quando, durante La Biennale di Venezia nel 2011, sceglie di far segnalare gli artisti non da critici, ma da intellettuali, scrittori, scienziati, registi a dimostrazione che l’arte è patrimonio comune. Scelta la sua, che negli anni successivi, pare essere diventata una tendenza.

Studioso, tutore del patrimonio, dell’arte figurativa – quella di Sgarbi, è una presenza nel panorama italiano in continua trasformazione, travolge e stravolge lui stesso le sue credenze e diventa (anche) sperimentatore.

Pur restando controverso – Sgarbi.

Claudia Dell’Era

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