interviste

D’Avanzo: “Mondiale per club, benvenuti nel businessball”

In esclusiva per il mensile “Il Cappuccino” analizziamo questo mese con  Katia D’Avanzo il torneo mondiale per club svoltosi negli Usa. Il nuovo format è stato fortemente voluto dal presidente della Fifa Gianni Infantino.

Chi meglio di un volto noto al mensile come quello dell’Avvocato D’Avanzo, agente sportivo Fifa, potrebbe spiegare e riassumere ciò che è successo in questa prima edizione?

Dottoressa D’Avanzo, vittoria meritata per il  Chelsea?

Senza dubbio: il Chelsea ha trionfato contro tutto e tutti! E ha sconfitto il PSG, campione d’Europa, anche per merito del talento “Italia”. La squadra di Enzo Maresca ha giocato il miglior calcio del torneo: equilibrata, intensa, organizzata. Non si è affidata alle individua-lità, ma al collettivo. Ha battuto il Real Madrid in semifinale con personalità e poi il PSG in finale approfittando della stanchezza della squadra transalpina. Avviso all’Europa: tra i pretendenti alla vittoria in Champions ci sono anche i Blues! Maresca, reduce dagli allori di Conference League, ha vinto la scommessa giocata nel nome di tutti i tecnici giovani come lui: se un progetto credibile sopperisce all’esperienza, si può vincere. Il talento italiano nel calcio si riconferma quindi nel Mondiale per Club, segno che la tattica unita alla passione porta a risultati meravigliosi e inaspettati.

Situazione delle squadre italiane: sembra che Juve e Inter abbiano considerato questo torneo una inutile appendice.

Credo sia urgente che il calcio italiano si adegui al cambiamento per non restare indietro. In effetti le due partecipanti italiane, pur essendo uscite ai quarti, non hanno lasciato una grande impressione. La World Cup per club 2025 è stata visto da molti in Italia (giocatori non esclusi) come una forzatura, inserita in una stagione agonistica già saturissima. Ma non è solo questione di punti di vista: è un problema di cultura del futuro calcistico. Gli altri club corrono, investono, si innovano. Noi restiamo fermi, a corto di visione, criticando un mondo che corre e non aspetta chi non ha visione. Le squadre italiane continuano a ragionare a breve termine con strategie obsolete e infrastrutture datate. Ricordo che la prossima edizione del 2029 si giocherà in Brasile, mentre nel 2026 i mondiali si giocheranno negli Stati Uniti, Canada e Messico.

Fifa e sponsor incuranti delle temperature elevate. Chi ci guadagna Federazione a parte?

Dal punto di vista economico la FIFA ha costruito un evento pensato per i grandi sponsor, per i mercati emergenti, per espandere il marchio del calcio più che la sua qualità. E infatti chi ne beneficia sono le federazioni, i top club con reti globali e i marchi commerciali. Oltre alla FIFA ci guadagnano i grandi Club con struttura globale, come Chelsea, PSG, Real Madrid e restano fuori i campionati meno internazionalizzati, come la nostra Serie A.

Cosa dovrebbe cambiare nel sistema?

Guardiamo prima all’Italia: servirebbe innanzitutto una riforma strutturale del calcio italiano. Stadi nuovi, più investimenti nei settori giovanili, dirigenti con visione internazionale, tecnici valorizzati e progetti a lungo termine. Oggi il calcio Italiano sembra non reggere il ritmo del mercato globale. E ora allarghiamo lo sguardo all’universo mondo calcistico: penso che, sul piano globale, il calcio dovrebbe ritrovare un equilibrio tra spettacolo ed etica sportiva. Non si può continuare a comprimere spazi e tempi per creare eventi sempre più lunghi, e solo per aumentare ricavi. I giocatori non sono macchine e le stagioni da 11 mesi sono insostenibili. E’ indispensabile una calendarizzazione più razionale, con un limite massimo alle competizioni. Se il Mondiale per Club vuole davvero diventare un evento di riferimento, allora deve tornare a mettere al centro lo sport, non solo l’intrattenimento.

Il Chelsea ha vinto con merito. Il torneo si è rivelato un successo globale, ma resta un interrogativo di fondo: è ancora calcio, o solo business? E per quanto riguarda lil nostro Paese? Potremmo dire che ha perso addirittura prima di entrare in campo. Ma il problema è forse un po’ più grave: probabilmente non è ancora neppure entrato nel nuovo secolo del calcio. L’Italia si desti, dunque, e al più presto.

Stefano Marino

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