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L’era digitale e l’evoluzione umana

Cosa succede quando parliamo di emozioni nell’era digitale? È inevitabile non notare come esse si stiano trasformando, in una realtà dove siamo sempre più lontani dal contatto umano, sostituito dall’intelligenza artificiale. Fortunatamente però non tutto sembra essere diventato un algoritmo o una voce sinto-umana che ci suggerisce la soluzione a qualsiasi problema, addormentando la nostra creatività e impigrendo la capacità di allenare quello che in psicologia viene definito problem solving. Resta però l’inquietante domanda: e se l‘era digitale stesse letteralmente avviando gli esseri umani verso il declino delle proprie skills?

Molto più semplice cercare la soluzione in un click, molto più comodo non sforzare la nostra mente e lasciare che l’IA lavori per noi, in una realtà che esige persone sempre più performanti. E le emozioni? Rischiamo di vederle trasformarsi in qualcosa di anestetizzato? Dobbiamo dire addio a quelle che abbiamo provato ascoltando i testi dei cantautori? Immediatezza e facilità di mezzi e materiali hanno preso il sopravvento, sembra quasi che di quell’essere umano capace di ingegnarsi anche nelle situazioni più disparate resti un vago ricordo, quasi da leggenda. In un mondo dominato dalla tecnologia se è vero che non possiamo più  tornare  all’epoca degli scribi, maestri e specialisti della buona scrittura, non dobbiamo però neppure dimenticare quanto sia importante per il nostro cervello scrivere manualmente,  e tutti gli effetti positivi che esso svolge sul nostro emisfero destro, a livello di  funzioni cognitive, memoria e apprendimento. Quando parliamo di creatività in pericolo il primo pensiero non può non andare ai bambini: costantemente impegnati in un flusso di attività programmate che spesso si sovrappongono tra loro, rendendoli stanchi o iperattivi, o in alternativa annoiati davanti agli schermi, dovrebbero essere aiutati a ritrovare quella vivacità creativa che è la vera spina dorsale della loro crescita.

Abbiamo quindi quasi il dovere di tornare un po’ a quel mondo anacronistico, ma essenziale, dove scrittura e creatività ci permettono di sviluppare quelle potenzialità che l ‘era digitale del click ci sta in qualche modo portando via, riducendo anche la capacità di sentire le nostre vere emozioni o di gestirle. Riconoscere, governare e trasmutare le emozioni negative rimane uno dei passaggi fondamentali della coscienza umana, cosi come altri aspetti citati prima. Ossigeno puro per l’uomo è poi la creatività, una competenza che possiamo definire innata ma che può anche essere allenata per garantire adattabilità oltre che una migliore comunicazione, a tutto vantaggio sia della sfera personale sia di quella professionale.  Sotto questo aspetto, certo, la nostra contemporaneità non sembra essere di aiuto. Abbiamo tutto, e questo tutto è più veloce della luce, ma non ci fa evolvere: al contrario sembra ci inviti a una regressione felice.

Maria Simona Gabriele

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