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In arte Liu: dalla Bulgaria a Mondadori

Complimenti alla sempre brava Liu! Fu questo il messaggio postato dalla redazione della Writers Magazine Italia scrisse nel forum della stessa rivista nel lontano 2019. Non semplice adulazione, ma l’annuncio che il microracconto sull’antica Roma monarchica di Liudmila Gospodinoff era stato selezionato per un’antologia, selezione bandita sempre dalla WMI.

Liudmila Gospodinoff si è sempre impegnata nella scrittura, della quale ne ha fatto uno stile di vita e anche perché ha trovato dei colleghi che sono diventati amici. Portando avanti questa passione, è riuscita a pubblicare con Mondadori. Nella nostra intervista ha parlato di sé e di quel che la appassiona.

Liu, parlami di te a 360 gradi.

Innanzitutto, grazie di questa intervista, Kenji! Sono onorata di essere qui. Comincerò dicendo che sono nata in Italia e il mio nome vagamente straniero mi deriva da un padre bulgaro. Sempre a mio padre, medico da sette generazioni, devo il fatto di essere diventata medico di ottava generazione e di essermi specializzata in reumatologia. Tuttavia, mentre facevo l’università, sono stata folgorata dall’incontro con la medicina tradizionale cinese e mi sono dedicata all’agopuntura, un tipo di cura antichissimo che dona benessere a tutti i livelli.  Mi è sempre piaciuto leggere di tutto, ma soprattutto romanzi di avventura. Salgari, Dumas e Stevenson sono stati i miei compagni delle elementari e ho plasmato da loro il mio l’immaginario. Confesso che leggo tuttora con grande gusto libri per ragazzi. Quando ho cominciato a scrivere seriamente ho avuto la fortuna di finire in un posto fantastico: il forum della Writers Magazine Italia. Lì c’erano contest, discussioni, persone interessanti da conoscere, molti ottimi scrittori. Ho scoperto molto presto che la scrittura è come la medicina: non basta avere una laurea o un po’ di talento, bisogna imparare tanto, studiare sempre e rassegnarsi a ricevere più di uno schiaffone (metaforico, ma non meno doloroso) per migliorare. Durante il mio primo corso di scrittura con Franco Forte, che considero il mio Maestro al pari di quelli di medicina e di agopuntura, ho conosciuto due ottimi scrittori: Lia Tomasich e Luca Di Gialleonardo. Insieme abbiamo formato il trio “tre L” (Lia-Luca-Liudmila) e tutto quello che ciascuno di noi scrive lo sottopone agli altri due prima di tentare la via della pubblicazione. In questo modo le mazzate sono assicurate. Luca, soprattutto, è terribile: quando comincia: “Quello che non mi è chiaro…” sai che ti toccherà smantellare tutto e riscrivere; ma anche Lia, a volte, sa essere altrettanto malvagia. I risultati che otteniamo, però, sono decisamente migliori di quelli che avremmo se scrivessimo da soli.

Farti conoscere come scrittrice era il tuo sogno? E l’hai concretizzato?

Il mio sogno era ed è tuttora scrivere qualcosa di buono piuttosto che farmi conoscere. Ammetto, però, che all’inizio ho mirato a Mondadori. Ci ho messo una decina d’anni a farmi pubblicare da questa casa editrice, partecipando a concorsi letterari e cercando di capire come migliorare. La mia grossa fortuna è stato il sodalizio con Luca Di Gialleonardo, con cui condivido l’immaginario e il senso dell’umorismo. Ci siamo trovati benissimo a scrivere insieme (adesso che ci penso, però, forse non dovrei parlare al plurale… più di una volta mi sono chiesta se mi avrebbe strangolata nel sonno) e abbiamo avuto due figli letterari: I”l paradosso dell’arciere”, che è uscito sui Gialli Mondadori e “Anco Marzio. L’ultimo sabino. Il quarto re”, scritto anche con Franco Forte, il quarto del ciclo di romanzi sui Sette Re di Roma (Oscar Historica).  Sono stati entrambi pubblicati da Mondadori nel giugno 2021, il primo in edicola, il secondo in libreria. Una bella soddisfazione.

Qual è il tuo miglior libro pubblicato? E quale il peggiore, quello che ti sei pentita di aver scritto?

Poco fa ho omesso un piccolo dettaglio: delle “tre L” la più spietata sono io. Quindi non nominatemi troppo spesso a Lia e Luca se ci tenete alla pelle. Essendo, però, una tagliatrice di teste, le prime teste che taglio sono quelle delle mie opere, e sono molti i miei scritti che ho dato alle fiamme.  Detto questo, posso aggiungere che sono passabilmente contenta di quello che ho pubblicato e ogni tanto mi diverto a rileggere le parti che fanno ridere. Non so perché proprio quelle, ma di recente ho formulato una teoria: mi piace ridere!

Kenji Albani

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