Calcio Napoli, primo secolo di vita
La fondazione del club avvenne de facto il 25 agosto 1926 in seguito al cambio di denominazione del Football Club Internazionale Naples, società costituitasi nel 1922, in Associazione Calcio Napoli. Nel 1964 il club assunse la denominazione di SSC Napoli e, dopo il fallimento della società nel 2004, il presidente Aurelio De Laurentiis fondò la Napoli Soccer, che rilevò il titolo sportivo e fu iscritta in Serie C1. Con la promozione in Serie B nel 2006, la società ha riadottato la denominazione precedente.
Il colore sociale è l’azzurro, mentre la mascotte è l’asino per declassamento del cavallo inalberato, effigie originaria del club. Gioca le partite interne allo stadio Diego Armando Maradona (già Stadio San Paolo), inaugurato nel 1959.
Con un palmarès che comprende quattro scudetti (1986-1987, 1989-
1990, 2022-2023 e 2024-2025), sei Coppe Italia (1961-1962, 1975-1976, 1986- 1987, 2011-2012, 2013-2014 e 2019-2020), tre Supercoppe
italiane (1990, 2014 e 2025) e una Coppa UEFA (1988-1989), oltre a una Coppa delle Alpi (1966) e una Coppa di Lega Italo-Inglese (1976), il Napoli è la squadra del meridione più titolata a livello nazionale e internazionale, nonché quella più presente nei campionati di massima serie.
È uno dei membri ordinari dell’Associazione dei club europei (ECA), organizzazione costituita dai principali club calcistici del continente, riuniti in consorzio al fine di ottenere una tutela comune dei diritti sportivi, legali e televisivi di fronte alla FIFA.
La nascita dell’Associazione Calcio Napoli, tradizionalmente datata 10 agosto 1926, avvenne invece il 25 agosto dello stesso anno, a seguito di una modifica statutaria che determinò il cambio di denominazione del Football Club Internazionale Naples (o Internaples), sorto nell’ottobre del 1922 dalla fusione di due compagini napoletane, il Naples Football Club, fondato nel 1905, e l’Unione Sportiva Internazionale Napoli, nata nel 1911.
L’Internaples sarebbe stato poi rifondato nel 1944, come realtà a se stante rispetto al Napoli.
Il Napoli prese parte al primo torneo di massima serie a girone unico, la Serie A 1929-1930, e ottenne la prima vittoria in tale competizione ai danni del Milan. La società scelse come allenatore l’inglese William Garbutt, già vincitore di tre scudetti con il Genoa Nei 6 anni in cui fu sotto la sua guida, il Napoli, grazie al contributo di giocatori come Antonio Vojak e Sallustro, raggiunse notevoli risultati, come il doppio terzo posto consecutivo nelle stagioni 1932-1933 e 1933-1934 e la qualificazione alla massima competizione europea dell’epoca, la Coppa Mitropa.
Nel 1936 entrò nella dirigenza il comandante Achille Lauro, armatore di grande successo, che non riuscì tuttavia ad apportare particolari benefici al club partenopeo: nella seconda metà degli anni trenta la qualità della squadra andò declinando, fino a culminare nella retrocessione nella categoria inferiore nel 1941-1942.
Terminata la seconda guerra mondiale, il Napoli prese parte alla Divisione Nazionale 1945-1946, vincendo il girone misto Centro-Sud e riconquistando la massima serie. Tornò in Serie B due anni dopo, retrocesso dalla CAF per illecito sportivo. La panchina venne affidata a Eraldo Monzeglio, che riportò la squadra in Serie A e avviò un lungo periodo alla guida del club partenopeo. Nonostante i rinforzi del presidente Achille Lauro, tra i quali Bruno Pesaola, Hasse Jeppson e Luís Vinício, il Napoli non andò oltre il quarto posto del 1952-1953 e del 1957-1958. Nel 1959 venne inaugurato lo stadio San Paolo.
Il 18 gennaio 1969 la società, sull’orlo del dissesto finanziario, passò nelle mani di Corrado Ferlaino, che avviò la più longeva e vincente presidenza della storia partenopea (per il momento).
Con l’acquisto di calciatori come Sergio Clerici, Giuseppe Bruscolotti e Tarcisio Burgnich, il Napoli arrivò in finale di Coppa Anglo-Italiana, torneo in cui venne sconfitto per mano dello Swindon Town, e raggiunse il terzo posto due volte (1970-1971 e 1973-1974) e, una volta, il secondo posto (1974-1975): successi, questi ultimi, ottenuti grazie al calcio totale di Luís Vinício.
Nel 1976 il club azzurro vinse la seconda Coppa Italia, superando in finale il Verona. L’annata successiva i partenopei parteciparono per la seconda volta alla Coppa delle Coppe e ottennero il loro miglior risultato internazionale fino a quel momento: fu solo l’Anderlecht a negare agli azzurri l’accesso alla finale. Nella seconda metà degli anni settanta, nonostante l’acquisto del bomber Giuseppe Savoldi, il rendimento in campionato peggiorò, culminando con il decimo posto del 1979-1980.
Dopo uno scudetto sfiorato nel 1980-1981, con il libero olandese Ruud Krol tra i protagonisti, la svolta si ebbe nell’estate del 1983-1984: il presidente Ferlaino il 30 giugno 1984 definì l’acquisto più importante della storia del club, il campione argentino Diego Armando Maradona, considerato all’epoca il calciatore più forte al mondo: l’asso albiceleste arrivò dal Barcellona per la cifra record di 15 miliardi di lire.
Sotto la guida di Ottavio Bianchi e con l’innesto di calciatori come Bruno Giordano, Salvatore Bagni, Claudio Garella e Alessandro Renica, nella stagione 1986-1987 il Napoli conquistò il suo primo scudetto e la terza Coppa Italia. Nel 1989-90 i partenopei bissarono lo scudetto: in panchina, a guidare Maradona e gli altri, c’era Albertino Bigon.
Negli anni seguenti il Napoli ottenne discreti risultati: un quarto posto nel 1991- 1992 con Claudio Ranieri in panchina e un sesto posto nel 1993-1994, sotto la guida di Marcello Lippi. La crisi finanziaria costrinse il club a privarsi dei suoi uomini migliori. per poi retrocedere dopo appena un anno. L’ingresso in società di Giorgio Corbelli prima e di Salvatore Naldi poi non portò benefici al club, che arrivò quinto nella seconda serie italiana; e nel 2002-2003, a causa di una serie senza vittorie che durò tre mesi e mezzo e finì solo all’ultima giornata del girone d’andata contro il Messina, la squadra rischiò anche la retrocessione: l’annata i chiuse con un pessimo sedicesimo posto, seguito poi da un tredicesimo posto la stagione successiva.
La combinazione tra grave crisi finanziaria, peggiorata ulteriormente negli ultimi dieci anni, e crisi di risultati, portò nell’estate del 2004 al fallimento del club, con conseguente perdita del titolo sportivo.
Nelle settimane successive al fallimento, l’imprenditore cinematografico Aurelio De Laurentiis rilevò il titolo sportivo dalla curatela fallimentare del tribunale di Napoli e iscrisse la squadra, con la denominazione di Napoli Soccer, al campionato di Serie C1 2004-2005, corrispondente alla terza serie nazionale. Nel primo anno della nuova presidenza la promozione non arrivò: i partenopei, classificatisi al terzo posto nel girone dietro a Rimini e Avellino, superarono in semifinale play-off la Sambenedettese, ma persero la finale nel derby contro gli irpini. La promozione fu ottenuta sul campo nella stagione 2005-2006 sotto la guida di Edoardo Reja.
Due anni dopo, l’arrivo in panchina di Walter Mazzarri coincise con il ritorno ad alti livelli della squadra. Nel 2010-2011 il Napoli tornò a giocare la massima competizione europea, la UEFA Champions League, ventuno anni dopo l’ultima partecipazione e sette anni dopo il fallimento societario, mentre l’anno seguente mise in bacheca la quarta Coppa Italia, venticinque anni dopo l’ultima affermazione e quasi ventidue dopo l’ultimo trofeo assoluto del club; infine, nel campionato 2012-2013 si piazzò secondo con Edinson Cavani capocannoniere del torneo, secondo calciatore partenopeo a riuscire nell’impresa dopo Maradona. La successiva gestione dell’allenatore Rafael Benítez vide gli azzurri vincere la quinta Coppa Italia e proseguire i successi nella stagione successiva, con la vittoria della seconda Supercoppa italiana.
Sulla panchina azzurra giunse dunque Maurizio Sarri, che nel 2015-2016 si laureò campione d’inverno con i partenopei (non succedeva dalla stagione 1989- 1990) ma non riuscì, alla fine, a conquistare lo scudetto, che fu vinto invece dalla Juventus. Gli azzurri si mantennero stabilmente ai vertici, ottenendo il terzo posto nel 2016-2017 e laureandosi nuovamente campioni d’inverno l’anno successivo, ma anche stavolta la vittoria del titolo andò ai bianconeri; al Napoli non bastò totalizzare 91 punti, quota record per una squadra arrivata seconda. Conclusosi il triennio di Sarri, nell’estate del 2018 i partenopei ingaggiarono Carlo Ancelotti: il tecnico di Reggiolo, dopo una prima annata positiva (chiusa al secondo posto), venne esonerato nel dicembre del 2019, a seguito di una serie di risultati negativi. Nel 2020, con il subentrato Gennaro Gattuso in panchina, gli azzurri conquistarono la sesta Coppa Italia della loro storia, superando la Juventus ai tiri di rigore, ma in campionato chiusero non oltre il settimo posto.
La stagione successiva, complici anche l’indisponibilità e positività al COVID-19 di parecchi giocatori, si rivelò essere molto complessa per la squadra del tecnico calabrese, che terminò quinta in campionato, a solo un punto di distanza dalla zona Champions. Nell’annata 2021-2022 venne ingaggiato come nuovo allenatore Luciano Spalletti: la stagione in Serie A iniziò in maniera ottimale, con otto vittorie in altrettante giornate, tra cui un 2-1 in rimonta contro la Juventus e due 4-0 consecutivi contro l’Udinese e la Sampdoria; venne così eguagliata la migliore partenza della storia azzurra, avvenuta quattro anni prima, sotto la gestione Sarri. Il club partenopeo faticò, però, a mantenere il passo di Inter e Milan, e chiuse il campionato al terzo posto, dietro i due club di Milano. Nella stagione successiva il Napoli, allenato dal confermato Spalletti, si aggiudicò il terzo scudetto della sua storia, a trentatré anni di distanza dall’ultimo. La matematica certezza del ttolo fu conseguita con cinque giornate d’anticipo, grazie al pareggio per 1-1 sul campo dell’Udinese il 4 maggio 2023, dopo un torneo trascorso quasi per intero in testa alla classifica e concluso con 16 punti di vantaggio sulla seconda. Nella stagione post-scudetto, si succedettero tre diversi allenatori – Rudi Garcia, Walter Mazzarri (tornato a Napoli dopo dieci anni) e Francesco Calzona: la squadra chiuse al decimo posto in classifica (peggior piazzamento in A dal 2009) e mancò la qualificazione alle coppe europee dopo 14 anni di partecipazioni consecutive.
L’annata 2024-2025 vide l’ingaggio di Antonio Conte come nuova guida tecnica. Il tecnico leccese condusse la squadra alla vittoria del quarto scudetto della sua storia, due anni dopo l’ultima volta, e al termine di un testa a testa con l’Inter durato fino all’ultima giornata di campionato. L’atto finale (e trionfale) fu scritto il 23 maggio 2025 con il successo casalingo dei partenopei sul Cagliari (2-0).
Alla giornalista sportiva napoletana Rossella Sambuca, amica del nostro mensile, chiediamo come è nata la sua passione per la squadra partenopea, che è comunque un’eredità paterna.
Rossella, la tua passione comincia da ragazza?
Fin da quando ero piccola mio padre mi portava in giro sui campi della regione, dunque ho il calcio nel sangue. Devo tutto a lui. Se sono arrivata a fare un certo percorso professionale è grazie soprattutto ai suoi insegnamenti, a quello che ho appreso con lui come “coach”. Oltre al mio impegno naturalmente. Non sono una giornalista improvvisata come tante altre né mi trovo per caso ad esercitare questa professione. Dietro c’è tanto studio, un percorso di formazione importante (laurea e master in giornalismo) e tanto sacrificio.
Volto televisivo noto, conosci molto bene il calcio, Ti chiedo quindi qual è stato il miglior periodo della squadra azzurra. E quale il peggiore.
Credo che il Napoli più bello che io abbia vissuto sia stato quello del terzo scudetto. Purtroppo non ho avuto il piacere di vivermi il periodo di Maradona; quando lui arrivò a Napoli io ero appena nata, è il mio unico rimpianto da tifosa.
Dopo 33 anni è stato spettacolare vedere una città in festa. Ci eravamo disabituati ad avere il tricolore sul petto. Poi con quella formazione abbiamo staccato il pass con diverse giornate di anticipo. È stata una perfetta alchimia. Quello peggiore invece, a mia memoria è stato l’anno successivo con Garcia, nella disastrosa stagione 2023-24. Nella storia, un alto momento particolarmente critico è stato la stagione 1997-98.
Recriminazioni e sogni da tifosa?
Come tifosa sogno un giorno la vittoria della Champions, per il Napoli sarebbe davvero un traguardo importante. Recriminazioni? Beh sicuramente posso parlare di una retrocessione in Serie B con soli 14 punti, frutto di sole due vittorie, otto pareggi e 24 sconfitte, e del fallimento del 2004.
E poi delle stagioni in cui la mia squadra avrebbe potuto dare molto di più, questa in corso compresa. Ma abbiamo un presidente lungimirante che saprà regalarci ancora tante soddisfazioni.
Ti va di stilare una formazione ideale del miglior undici azzurro di tutti tempi con il migliore/i allenatore/i e presidente/i?
Non me ne voglia nessuno, ma la prima volta non si scorda mai. Io ero piccola ma tante cose le ho viste e lette sui libri e soprattutto ho ascoltato i racconti di mio padre. 10 maggio 1987, il primo scudetto del Napoli del presidente Corrado Ferlaino e del mister Ottavio Bianchi, la cui formazione titolare recitava: Garella; Bruscolotti, Ferrara, Ferrario, Renica (o Volpecina); Bagni, De Napoli, Romano; Carnevale, Giordano, Maradona. Quell’anno il Napoli vinse scudetto e Coppa Italia.
Lo scudetto: un magnifico regalo per il centenario?
Quest’anno purtroppo devo essere realista e rassegnarmi a concludere chelo scudetto è sfumato. Sono diversi i punti che ci separano all’Inter capolista e perdipiù stiamo attraversando un momento delicato per i troppi infortuni. Mi sarebbe piaciuto vedere la squadra al completo, sicuramente sarebbe stato un Napoli da primato.
Stefano Marino
Leggi anche al link https://madmagz.app/viewer/6979dbc3be8f4300150d3262
