Carlo Menzinger, la nobiltà della fantascienza
Tra gli scrittori di fantascienza italiana spicca un nome che evoca gli Asburgo: Carlo Menzinger di Preussenthal. Nato a Firenze, città dove vive, Carlo è un autore di origine austriaca, i suoi antenati, baroni, si stabilirono a Firenze prima dell’Unità d’Italia. Carlo, loro discendente e nobile decaduto, si dà da fare con il lavoro in banca e sfoga la sua fantasia nel scrivere racconti e romanzi di fantascienza. Gli auguriamo tutto il successo possibile.
Come nasce il tuo processo creativo?
Spesso scrivo su sollecitazione. Per i racconti ricevo richieste per storie a tema da antologie e riviste. A volte il tema me lo do da solo. Parto da questo. Una volta che ho l’argomento comincio a ragionare su come svilupparlo, in quale genere letterario collocarlo (spesso la natura della rivista o dell’antologia per cui scrivo guidano; ma se si tratta, per esempio, di letteratura fantascientifica dovrò decidere in quale genere collocarmi tra i tanti possibili (distopia, space opera, cronoviaggi, climate fiction, hard sci-fi, cyberpunk, steampunk, apocalittico, post-apocalittico…). Si tratta poi di decidere l’ambientazione: su mondi alieni? Sulla Terra? In Europa? In Italia? A Firenze? Quando? In una data epoca storica? Oggi? In un futuro prossimo? In un futuro remoto? In un’epoca non ben definita? Poi si decidono il protagonista, la trama, la morale, lo stile, il punto di vista. Raramente decido subito il finale: lo decide la storia stessa. La direzione in cui però intendo andare cerco di immaginarla con la bozza di trama. A volte mi fa comodo collegarmi a personaggi, situazioni, idee, concetti già sviluppati in altre mie storie o a personaggi reali o letterari. Quindi mi metto a scrivere e di solito la storia vien giù quasi da sola. C’è poi l’editing. Almeno tre riletture, possibilmente piuttosto distanziate nel tempo, per acquisire il necessario distacco dall’idea originale. Scrivere romanzi e tutta un’altra cosa. Per i romanzi la partenza è quasi sempre un’idea che ho in testa da un po’ e che finalmente decido di sviluppare. Qualche volta posso partire da un racconto come per La felicità affogata che nasce da “Firenze underground”, una delle storie dell’antologia “Quel che resta di Firenze”. Questo romanzo è nato con lo scopo preciso di partecipare al premio World SF Italia, che ha poi vinto a ex-aequo. Quindi alcune caratteristiche, come la lunghezza e il genere erano dettate dal bando di concorso. Ad esempio, “Il Colombo divergente” nacque dall’idea di immaginare un diverso sviluppo della Storia. Scelsi Cristoforo Colombo perché la sua avventura era stata un momento di svolta epocale e perché è un personaggio ben noto. Volevo che la divergenza storica fosse evidente per tutti. Più tardi scoprii che questo tipo di romanzi si chiama ucronia.
Com’è nato il tuo sogno di diventare scrittore?
Non so se ho mai sognato di diventare scrittore. In qualche modo lo sono sempre stato. Alle elementari scrivevo fumetti. Al liceo racconti e poesie e feci il primo tentativo di romanzo. La mia prima pubblicazione è del 1989. Sono passati trentasei anni! Il sogno semmai è sempre stato e tuttora lo è poter vivere di scrittura ma sin da ragazzo ho sempre saputo che poteva essere solo un sogno e così mi sono laureato in economia e commercio, anziché in lettere, e ho trovato un lavoro in banca che mi permettesse di coltivare la passione per la scrittura. Non mi sono mai illuso di poter lasciare il lavoro per fare lo scrittore a tempo pieno, ma l’ho sempre
sperato. Ormai che sono vicino alla pensione, la possibilità di lasciare la banca per la scrittura è sparita, ma nel contempo si avvicina il momento in cui potrò, forse, scrivere senza lavorare.
Quali sono le tue passioni oltre la scrittura?
La mia vera passione è proprio la scrittura, ma questa va a braccetto con la lettura. Ci sono falsi scrittori che non leggono. Diffidatene! Più leggo e più comprendo l’assoluta superiorità del genere fantastico sul mainstream e della fantascienza nell’ambito del fantastico. È il genere più creativo, quello che ci fa riflettere di più, quello che davvero ci dice chi siamo nel profondo. A volte mi pare di aver letto tutto il meglio della fantascienza ma scopro sempre poi qualcosa di nuovo. Amo anche viaggiare. Viaggiare significa conoscere nuovi luoghi, nuove culture, nuovi modi di pensare. Non deve essere un semplice spostarsi da turisti irregimentati. Il modo migliore per viaggiare resta leggere! Amo anche viaggiare nel tempo. Ho costruito una macchina apposta. Si alimenta con dei file speciali: gli eBook. Un’altra cosa che mi piace è, infatti, la Storia. Credo che il modo migliore per capirla e conoscerla sia l’ucronia. Ci insegna come la storia sarebbe potuta essere. È l’approccio più moderno, intelligente e scientifico a essa. Un esperimento mentale che potrebbe anche diventare narrativa. Io non sono all’altezza di fare lo scienziato storico (a dir il vero non conosco nessuno che lo sia, il
mondo è pieno di cronisti), per cui mi limito a fare narrativa ucronica. Mi appassiona (e mi preoccupa) anche la tecnologia con il suo enorme potenziale. Mi sono laureato con una tesi sperimentale sull’intelligenza artificiale nel 1990. Sembrava che si dovesse realizzare
nel giro di poco tempo. Ha impiegato invece trent’anni ad arrivare ma ora è pronta a rivoluzionare il mondo.
Per fortuna tra qualche anno sarò in pensione, perché tra robotica e AI mi chiedo se resterà più qualche lavoro per gli esseri umani. Capire dove stiamo andando è però affascinante.
Kenji Albani
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