Daniele Pisani, l’ingegnere-scrittore
Da qualche parte della brughiera brianzola (la Brianza, una regione storica dell’Italia settentrionale) abita uno scrittore che ha famiglia, ha la sua storia, e putacaso inventa storie. Classe ’83, ingegnere, già conosciuto dai lettori de il Cappuccino, trattasi di Daniele Pisani. E il Pisani ha vinto, ex aequo con Claudio Bandi, il Premio Tedeschi 2025 con il romanzo L’ombra delle due colonne.
E non solo.
Pisani è curatore della collana Delos Digital History Crime, ha pubblicato con Fanucci dato che è parte del collettivo Valery Esperian ed è già noto ai lettori dei romanzi da edicola Mondadori visto che ha pubblicato con il Giallo Mondadori e Urania.
Come nasce il tuo processo creativo?
Domanda complessa. La risposta è multiforme e apparentemente contraddittoria. Perché il processo creativo nasce dal caos. Dipende spesso dal genere. A volte ho una specie di folgorazione e mi appaiono immagine in stile trailer cinematografico. A volte, invece, spesso per il genere giallo, certe storie nascono da un elemento incontrato anche anni prima e messo da parte, come la tessera di un puzzle. E che soltanto tempo dopo trova un altro elemento con cui combacia, e poi un altro, e poi un altro ancora. Allora, ecco che la storia prende forma. Quindi inizio a lavorarci sul serio. In genere parto dai personaggi, li delineo, scrivo le loro schede. Meglio partire dai cattivi. Mai creare la trama, tranne in casi particolari, e in ogni caso mai nelle fasi iniziali, altrimenti si rischia di impostare binari fissi su cui si muovono i personaggi che, così, risulteranno poco credibili. Spesso ascolto musica. E ci sono sempre quelle due o tre canzoni o sinfonie che mi accompagnano, e che eleggo a colonna sonora, diciamo, della storia. Mi aiuta a trovare ispirazione e a tenere alto l’entusiasmo. Poi, io sono al tempo stesso giardiniere e ingegnere delle miestorie. Cioè lavoro sugli elementi in maniera spontanea, magari li lascio in forma di bozza, li osservo, ci penso su, me ne distacco, attendo, torno a modificare qualcosa, poi mi allontano nuovamente, attendo ancora. E questo è il giardiniere. Ma sono anche ingegnere: progetto la trama a grandi linee e anche nel dettaglio (e questo entra in contraddizione con quanto affermato prima, lo so), faccio ricerche minuziose, chiedo consigli a esperti, bombardo le mie idee con critiche per testarne la solidità dal punto di vista della logica e della coerenza. Due atteggiamenti diversi ma che possono lavorare in tandem, e che, se trovano un equilibrio, danno ottimi frutti.
Ammettilo, ti piacerebbe avere successo come scrittore.
Molto, sì. Scrivere libri con gran riscontro di pubblico che ti permettano di vivere di scrittura. Emozionare la gente con la parola scritta, di cui mi sento un umile artigiano. A ogni modo, il migliore complimento che si possa ricevere per il proprio libro è: “L’ho letto, mi è piaciuto, e presto lo rileggerò”. E già così è un successo, se vogliamo. Capito? Il tuo lettore potrebbe dedicare il suo tempo ad altro, e invece sceglie ancora te, il tuo testo, il tuo segno steso su carta. Perché sente che il tuo libro ha ancora altro da dire. L’hai conquistato.
Hai vinto il Premio Tedeschi… e poi, verso l’infinito e oltre?
Sto con i piedi per terra. Continuerò la strada del giallo. Se possibile sempre con la mia creazione con cui ho vinto il Tedeschi, ossia giallo storico con Casanova detective. Ma anche altro bolle in pentola riguardante i generi diversi, come il Fantasy o persino il Western Horror… Incrocio le dita!
Kenji Albani
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