America Party: terzo incomodo della politica Usa?
È ormai passato un po’ di tempo dalla rottura tra Trump ed Elon Musk, ma ciò sembra non aver impattato sulla volontà dell’uomo più ricco al mondo di poter far la differenza nella politica americana. Di fatto, dall’entrata in campo nella politica di Washington, circa un anno fa per la campagna elettorale dell’attuale Presidente degli Stati Uniti, Musk si è sempre mostrato come una possibile alternativa e forse anche per questo motivo le differenze tra i due sono diventate sempre più evidenti. Tuttavia, la rottura definitiva è arrivata quando “Mango MussolinI”, nome creato dagli oppositori politici per riferirsi a Donald Trump per le sue politiche repressive e per il colore della sua carnagione, ha approvato la cosiddetta “Big Beautiful Bill” che ha fatto allontanare Musk dal ruolo di Doge.
La rottura con l’amministrazione Trump
Benché effettivamente sia stato escluso dal governo americano, Elon ha ancora molta influenza, sia sui cittadini che sui politici stranieri e nazionali americani. Infatti, il magnate ha ben 211 milioni di follower su X, ex Twitter acquistato dallo stesso Musk nel 2022, e proprio su questa piattaforma ha condiviso un sondaggio che, probabilmente, porterà alla nascita di un altro “terzo partito” pronto a sfidare i due giganti della politica statunitense: i Repubblicani e i Democratici. Di fatto, l’influenza del magnate potrebbe effettivamente dare del filo da torcere ai residenti temporanei della Casa Bianca, soprattutto per quanto riguarda le prossime Midterm Election, che si terranno nel 2026. In particolare, le elezioni di metà mandato sceglieranno i nuovi seggi della Camera dei rappresentanti, un terzo di quelli del Senato e la maggior parte delle cariche esecutive dei singoli stati federali, come i governatori. Ciò potrebbe permettere a Musk e al suo America Party di assumere il ruolo di ago della bilancia, entrando effettivamente nel cuore della politica americana.
Tuttavia, ciò potrebbe causare diversi scontri con i repubblicani visto che Musk sembra essere molto in linea con il loro pensiero politico, e ovviamente anche quello degli elettori, inserendosi così nella stessa “fetta” elettorale. Ciononostante, le intenzioni non sembrano essere queste, ma piuttosto quella di attirare gli elettori del “centro”. Ciò, almeno attualmente, non sembra essere possibile ed è proprio per colpa di Musk stesso. Di fatto, ormai tutti sappiamo quanto sia eccentrico e controverso come personaggio politico, soprattutto dopo il saluto romano e la motosega di Milei. In particolare, il professore Nicholas Beauchamp, membro principale della facoltà di Network Science Institute e del NULab for Digital Humanities and Computational Social Science della Northeastern University, ha spiegato che, secondo la legge di Duverger nei sistemi politici con due partiti forti, i partiti più piccoli in genere faticano mentre gli elettori temono di togliere i voti da una parte o dall’altra. Per questo motivo Musk dovrebbe concentrarsi soprattutto sui cosiddetti elettori mobili.
L’America Party
L’America Party sembra essere ancora una fantasia visto che, ad agosto 2025, non è ancora stato registrato ufficialmente, ma in futuro potrebbe diventare realtà. Infatti, durante la giornata del 4 luglio, Musk ha twittato un sondaggio: “Il Giorno dell’Indipendenza è il momento perfetto per chiedervi se volete l’indipendenza dal sistema dei due partiti (a volte uno solo). Dovremmo creare l’America Party?”; a cui il 65% degli utenti ha votato sì. Inoltre, pochi giorni dopo un suo follower gli ha condiviso una lista di priorità, a cui Musk ha risposto entusiasta. I punti principali erano: riduzione del debito nazionale, attuazione di politiche di austerità, modernizzare le forze
armate con la tecnologia militare, accelerare i progetti legati a intelligenza artificiale e robotica, ridurre autorità o smantellare del tutto le agenzie di regolamentazione, soprattutto nel settore energetico, favorire la libertà di espressione, combattere l’immigrazione clandestina.
Come ha evidenziato il prof. Beauchamp, se un terzo partito, in questo caso l’America Party, non puntasse alla vittoria elettorale, rischierebbe di favorire i Repubblicani, sottraendo voti ai Democratici. Tuttavia, come ha scritto Jonah Goldberg per il Los Angeles Times, Musk potrebbe non completare neanche la compilazione dei documenti necessari, che “sono così tanti che si potrebbero vedere dallo spazio”. Ad ogni modo, il problema principale è che il miliardario non è statunitense. Infatti, per poter diventare Presidente si deve essere nati naturalmente negli Stati Uniti. Ciò esclude completamente il fondatore di Tesla che nacque in Sudafrica. Perciò, a meno che non venga cambiata la Costituzione, cosa assai improbabile, Musk dovrà scegliere un rappresentante per lui e il suo partito.
L’America Party rimane ancora una fantasia, ma non è detto che un giorno, ad affiancare l’elefante e l’asinello, ci potrà essere un terzo animale, magari proprio uno Shiba Inu, lo stesso cane simbolo dei Dogecoin, definita dal miliardario come “la criptovaluta del popolo”.
Matteo Boschetti
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